Sul palco dell'Ariston i sogni di Giulia Anania
Scritto da Simone Arminio
Mercoledì 15 Febbraio 2012 20:00
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Giulia Anania su PopOn Intervista di Simone Arminio

Da due anni scrive canzoni per altri interpreti e collabora con artisti del calibro di Carmen Consoli, Daniele e Riccardo Sinigallia e Niccolò Fabi. Quest'anno per Giulia Anania è arrivato il momento di mettersi in gioco. Il palco d'altronde è prestigioso, e il brano gioca con un grande classico, la lettera a un amico, rivisitandolo in chiave moderna: adesso è una e-mail. Elementi in grado di incuriosirci. Abbiamo perciò incontrato Giulia prima del suo debutto, ed ecco le sue risposte.

Mancano poche ore al Palco dell'Ariston. E' l'emozione a farla da padrona?
Sono emozionata, ma anche felice e soddisfatta. Sono tanti i sentimenti in gioco in queste ore. Un sacco di emozioni che sto capendo in questi giorni, piano piano, e che arrivano dopo anni e anni di lavoro e di fatica.

Hai cominciato facendo l'autrice. Ti aspettavi di ritrovarti a Sanremo a cantare in prima persona?
Ho sempre sognato questo palco, ma non mi aspettavo neanche lontanamente di poterci salire, prima o poi. Per questo sarà una grande soddisfazione. In ogni caso, davvero, non me l'aspettavo. Perciò lo prendo come un bel dono della vita.

Come hai trovato il clima del Festival?
La cosa che più mi ha colpito è che al centro di tutto ho trovato soprattutto la musica. Lo trovo molto bello.

Giulia Niente mezzi termini per Sanremo Giovani, quest'anno: la sfida di stasera potrebbe escluderti o consegnarti alla finale. Tu cosa ti aspetti?
Io mi aspetto prima di tutto di continuare a scrivere canzoni, questa è la cosa a cui tengo di più. E di fare concerti. Lo reputo il mio lavoro. Spero che, in ogni caso, Sanremo serva ad arrivare a un pubblico più vasto. Comunque vada porterò con me questa bellissima esperienza che mi farà crescere professionalmente, servirà a promuovere il mio progetto. Mi basta.

A scanso di dubbi: hai un talismano?
Certo: porto sempre del sale nelle tasche (ride, ndr) Poi, più concretamente, mi basta pensare alle facce dei miei amici che stanno lì, coi maxischermi, a fare il tifo.

C'è molta attenzione sul testo della tua canzone. Sembra una storia vissuta. Ci racconti com'è nata?
Quel brano è un'e-mail che ho scritto e non ho mai inviato. E' dedicata a una persona che ha perso il suo incanto. Uno a cui, come me, la vita ha fatto sacrificare i sogni dell'adolescenza. La colpa è di quel destino che la mia generazione è costretta a subire: studiamo tanti anni, poi magari finiamo a lavorare in un call-center, no? Ecco: la mia canzone parla di un'amicizia e dei sogni che si fanno quando si è ancora ingenui e pieni di speranza.

Salta agli occhi soprattutto una variazione stilistica: archiviate le lettere, ormai anche a Sanremo è il tempo delle email.
Beh, ormai la mail è la lettera, c'è poco da fare, e non avrebbe senso considerare esclusivamente il mezzo e non l'atto del comunicare. Anche se poi a me, stai a vedere, piace ancora scrivere una lettera a penna, ogni tanto, sui fogli di carta...

Se ti fosse stata data la possibilità di portare un big con te sul palco, chi avresti portato?
Vasco, senza pensarci. O in alternativa Battiato: due grandi cantori della musica italiana, due grandi guru. Non posso dire di ispirarmi a loro, musicalmente parlando, ma mi piace tanto il loro modo di scrivere e di comunicare con le canzoni, lo trovo molto concreto e reale.

Venerdì uscirà anche un ep che porta il tuo nome. Ci racconti che forma avrà?
Conterrà sette brani: sette piccoli racconti sul'Italia di ieri e di oggi, sui nostri paesaggi urbani, sette canzoni di cuore, lievemente ispirate al cantautorato anni '70. Quello che mi ha segnato.

15 febbraio 2012


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