Up patriots to arms, la chiamata alle armi di BattiatoGiovedì 21 luglio 2011Scritto da Nicola Cirillo Franco Battiato chiama i suoi ammiratori “alle armi”, utilizzando il titolo di un suo vecchio successo - Up Patriots to arms - per un nuovo tour che lo sta portando in giro per l’Italia. Noi di PopOn siamo andati a sentirlo lunedì 18 luglio a Prato, in piazza Duomo, terza tappa del tour, dove una folla di oltre quattromila persone ha fatto registrare il sold out. Ed è proprio Up Patriots to arms il brano che ha aperto il concerto nella città toscana, indicando il registro ritmico molto sostenuto che ha caratterizzato tutta la serata. Energia ben supportata da una band eccezionale, composta di nove musicisti: Angelo Privitera alle tastiere e computer, Carlo Guaitoli al pianoforte, l’ottimo Davide Ferrario alla chitarra (e all’occorrenza anche ai cori), Lorenzo Poli al basso, Giordano Colombo alla batteria e il Nuovo Quartetto Italiano agli archi. È bastato così il primo brano per disorientare il pubblico, costretto nelle poltroncine e abituato a un’altra costruzione dello spettacolo (in cui i brani più ritmici erano relegati in fondo al concerto, preceduti da brani classici e più spirituali). Questa volta il cantautore catanese non ha dato molto spazio ai brani lenti con lunghi respiri - che pure costituiscono una buona parte dei suoi successi (come L’oceano di silenzio, L’ombra della luce), limitandosi a proporre, ma solo molto più tardi, E ti vengo a cercare (con Stranizza d’amuri la migliore esecuzione della serata) e Povera Patria (brano che immancabilmente, già dal primo accordo, scatena un lungo e sentito applauso).
Il primo a non riuscire a contenersi è proprio lui, Battiato, che sul palco si muove scatenato, salta e si diverte, permettendosi anche qualche battuta, come dopo l’esecuzione di Un’altra vita (in cui canta “sulle strade, la terza linea del metrò che avanza”), ricorda che il brano l’ha scritto più di trenta anni fa, mentre ancora oggi la terza linea della metropolitana è ancora in fieri! Boati accolgono La cura, la recente Innere auge, Shock in my town, I treni di Tozeur; Prospettiva Nevskij, L’animale e La stagione dell’amore sono cantante insieme con la piazza, ma il pubblico fremente vuole anche ballare e lui li accontenta: dopo un ironico “siete pronti?” comincia a proporre Cuccuruccucu, L’era del cinghiale bianco, Voglio vederti danzare, Un centro di gravità permanente. Molteplici bis per oltre due ore di spettacolo. La qualità dello concerto è merito della bravura di tutti i musicisti, dello stesso cantautore catanese che appare in forma smagliante e con una vocalità ben sostenuta (nessun coro sorregge le parti cantate), ma anche di un ottima regia dei suoni, affidata a Pino Pischetola.Nell’ovazione del pubblico Battiato chiama i politici “ciarlatani, truffatori e rincoglioniti”a ritmo dance, dolente definisce “maiali” tutti i potenti corrotti (Povera Patria), implora alla Cina di ritirarsi dal Tibet e rilascia interviste dichiarandosi stupito di come le ministre italiane incarnino un certo fetish pornografico. Non è né Vasco Rossi, né Ligabue. E nemmeno Gianna Nannini. E non è neanche propriamente una rock star! Anzi, Franco Battiato è il musicista che meglio di chiunque altro ha saputo fondere la musica colta in melodie popolari, ed è riuscito a vendere milioni di dischi interpretando lieder tedeschi e ouverture d’opera. Ma a sessantasei anni dal palco riesce a far ballare migliaia di spettatori, ne interpreta lo spirito deluso e arrabbiato verso certa politica, emoziona fornendo una riflessione comune sui temi dell’essenza, ma anche dell’esistenza. Lasciamo la città in macchina e ci sorprende, accanto al parcheggio, una colonia di topi indisturbata che rovista in cerca di cibo. Sembra quasi di trovarsi in una delle tante metafore a cui ci ha abituato il cantautore, e invece siamo nella realtà, nel pieno centro storico di una città industriale e commerciale. Piccolo segnale annunciato del decadimento della nostra società. Vai alla pagina di Franco Battiato Vai alle altre Notizie Condividi
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Il primo a non riuscire a contenersi è proprio lui, Battiato, che sul palco si muove scatenato, salta e si diverte, permettendosi anche qualche battuta, come dopo l’esecuzione di Un’altra vita (in cui canta “sulle strade, la terza linea del metrò che avanza”), ricorda che il brano l’ha scritto più di trenta anni fa, mentre ancora oggi la terza linea della metropolitana è ancora in fieri! Boati accolgono La cura, la recente Innere auge, Shock in my town, I treni di Tozeur; Prospettiva Nevskij, L’animale e La stagione dell’amore sono cantante insieme con la piazza, ma il pubblico fremente vuole anche ballare e lui li accontenta: dopo un ironico “siete pronti?” comincia a proporre Cuccuruccucu, L’era del cinghiale bianco, Voglio vederti danzare, Un centro di gravità permanente. Molteplici bis per oltre due ore di spettacolo. La qualità dello concerto è merito della bravura di tutti i musicisti, dello stesso cantautore catanese che appare in forma smagliante e con una vocalità ben sostenuta (nessun coro sorregge le parti cantate), ma anche di un ottima regia dei suoni, affidata a Pino Pischetola.