Mircomenna: "Meglio l'attenzione che i soldi facili"
Scritto da Simone Arminio
Lunedì 23 Marzo 2009 00:00
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Mircomenna su Popon “Sacco a pelo, amplificatore a pile, e parto: per vedere se davvero in questo paese l’amore per la musica è finito…”: Mirko Menna ha le idee chiare sul suo futuro prossimo. Alle spalle un disco ed uno spettacolo teatrale, Slum, fatti insieme a Il Parto delle Nuvole Pesanti. Davanti a sé ha uno spettacolo di teatro-canzone, “Noi stesi, ballata dell’emergenza quotidiana”, un nuovo disco di inediti in cerca di produttore e un progetto live-discografico (Sbandando) in compagnia della banda musicale “Città di Avola” (SR), presentato in anteprima all’ultimo MEI di Faenza. Su entrambe le cose il tempo dirà la sua. Per adesso, vista la bella stagione alle porte, il cantautore bolognese è pronto a partire, per suonare ovunque. Compresa la strada, il luogo più democratico di tutti, “perché se qualcuno si ferma, è solo perché ha davvero voglia di ascoltare”. Destinazione? L’Italia tutta, visto che “errare umanum est, ma anche gli altri punti cardinali non sono da meno”. Prime tappe confermate: Casale Monferrato, Roma, Frosinone, Trieste, la Calabria, la Sicilia… Da solo, oppure assieme a compagni di avventura trovati sul posto: “Vecchi amici che conoscono i miei pezzi e che avranno voglia di suonare solo per il gusto di farlo”, dice.

Del resto, fuori dagli schemi, Mircomenna (scritto per intero diventa il suo nome d’arte) lo è sempre stato: “Nella mia carriera artistica - racconta a Popon - tutto è sempre successo perché doveva succedere, oppure attraverso una serie di percorsi del tutto alternativi a quelli classici”. Così è stato per il plauso battesimale che Paolo Conte diede alla sua opera prima, il disco Nebbia di idee: “Avevamo già un contratto e una data d’uscita, per cui, terminato il lavoro, lo abbiamo inviato a Paolo Conte solo per stima e per il piacere di farglielo avere. Lui ci ha risposto con una lettera privata piena di belle parole, e a quel punto siamo stati noi a chiedergli di rendere pubbliche alcune di quelle frasi. Permesso accordato”.

Altra storia riguarda il rapporto con Il Parto delle Nuvole Pesanti in cui - dopo un altro ottimo disco alle spalle (Ecco, arrivato terzo al Premio Tenco) - a fine 2006 Mircomenna si trovò a prendere il posto di Peppe Voltarelli, partito in avventura solitaria. Anche qui c’è un cliché da sfatare, spiega Mirko: “Con Peppe ho tuttora un rapporto limpido, bellissimo. Io avevo già collaborato con il Parto quando ancora c’era lui. Dopo la sua uscita, i ragazzi mi hanno chiesto di cantare, allora io ho preso il telefono e ho chiamato Peppe. È stato lui il primo a rassicurarmi, dicendomi che gli avrebbe fatto piacere vedere me al suo posto piuttosto che uno sconosciuto”. Da lì è partita un’avventura durata tre anni: “Con il Parto ho preso piena consapevolezza delle mie possibilità vocali, perché io un cantante vero non lo ero stato mai”. E a chi chiede come mai a partire da lì il suo percorso artistico non si sia fuso definitivamente con la band calabro-bolognese, Mircomenna risponde: “Nel Parto ho sempre avuto la consapevolezza di essere entrato in un progetto già fatto. È stato bellissimo, e io ho dato del mio meglio donando una mia interpretazione ai loro brani. Siamo amici da tempo, e perciò dal punto di vista umano è stata un’esperienza unica. Dal punto di vista artistico abbiamo personalità stilistiche e di scrittura molto diverse: il Parto ha un suo timbro e deve preservarlo. È giusto allora che si chiudano da soli in sala prove, come stanno facendo in questi mesi per creare il nuovo album. Lì io mi sento un intruso e non voglio disturbare. Ma dico ciò con la leggerezza di chi sa che in qualunque momento una nuova collaborazione può venire. Infatti, penso che parteciperò al loro nuovo disco, e so che loro mi chiameranno tutte le volte che servirà”.

D’altronde, da buon estimatore di De André, che ha sempre messo il suo talento a disposizione di altri e viceversa, secondo Mircomenna la collaborazione in musica è un grande valore piuttosto che un limite, poiché “non è l’identità personale che deve passare, ma l’arte”. E allora ben vengano tutte le collaborazioni e le commistioni possibili, “con le quali – conclude - tanti artisti di oggi si salverebbero, piuttosto che continuare a scimmiottare sé stessi”.


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