“Si può parlare d’amore in maniera talmente elevata da fare politica”. Ne è fermamente convinto Paolo Benvegnù. Lo abbiamo incontrato nel backstage di un locale prima di una sua esibizione. Stanco, ma soddisfatto del suo lavoro; sarebbe partito per il Lussemburgo l’indomani, dove l’attendeva un altro concerto, ma non ha voluto rubare spazio alle band emergenti che suonavano prima di lui. Così, paziente, è salito sul palco alle due, per infiammare una platea affezionata e tenace. Quest’episodio racconta Paolo Benvegnù meglio di qualunque
intervista (che noi di PopOn gli abbiamo comunque fatto e pubblicheremo a breve); racconta la sua generosità nei confronti degli altri musicisti, la disponibilità a intrattenersi con gli avventori e coi giornalisti, la sua voglia di muoversi tra backstage e platea, “sentendo” il suo pubblico, prima di farsi sentire. Non a caso ci confessa che “quello che ho fatto e che faccio nei rari momenti liberi è passare del tempo con le persone. Ho bisogno di vita vissuta - confida a PopOn - perché tanta l'ho immaginata”.Una grande immaginazione che lo ha portato a fondare gli Scisma, a dirigere un locale, un’etichetta discografica e poi col tempo a diventare uno dei più apprezzati musicisti della scena indipendente italiana nonché valido produttore di artisti. “Diciamo che io sono nato a 35 anni – racconta. Sì, ho fatto tante cose prima, con gli Scisma, ad esempio, ma se guardo quella vita, è una vita ‘per mediazione’: ero contento di stare con delle persone, di fare delle cose, ma fondamentalmente ero il mio carnefice”. Così Benvegnù, nel corso di una lunga chiacchierata, ci ha raccontato le tappe fondamentali di questo suo percorso di “rinascita”, che ha attraversato il dolore intenso, la scoperta della libertà, la ricerca della gioia. “500 (il titolo del suo nuovo EP, ndr) – ci svela – sono proprio i giorni che ho atteso l’amore”. Con questo spirito nuovo il musicista sta promuovendo un Ep dalle canzoni positive anche se, sommesso, rivela il profondo dispiacere per la situazione sociale italiana; un dispiacere espresso nel singolo Io e il mio amore, che consegnato a Manual Agnelli, è andato a impreziosire il Cd collettivo Il Paese è reale. E cita Pasolini: “La tv anche quando ti pare non impositiva è impositiva. E questo è un Paese che è diventato Paese grazie alla tv. Non possiamo chiedere di più. Se ti vuoi muovere in questo Paese devi capire questa regola. Non c’è niente da fare”. E a proposito rivela un episodio curioso della sua carriera, quando un anno fa, prima di un suo concerto, suonarono i Bastard sons of Dioniso. Racconta che c’erano centocinquanta spettatori, un numero un po’ diverso dai dodicimila accorsi a sentirli quest’anno dopo XFactor (dove si sono classificati al secondo posto). “Sono bravi e sono amici tra loro – racconta – ed è bello che questa storia affascini tutti gli altri; il problema è che l’interesse, purtroppo, passa attraverso la scatola magica”. Oppure, come ha fatto lui, attraverso una credibilità conquistata in quindici anni di lavoro. E un po’ ne é cosapevole: “Le stesse parole che ti dico io – dice, ridendo - se te le dice Amedeo Minghi un po’ ci crederesti e un po’ no. Giusto?”. Alle sue parole, così schiette, crediamo di sicuro. Tutte quelle che ci ha concesso nella lunga chiacchierata le pubblicheremo nello spazio Interviste tra qualche giorno. Vai alla pagina di Paolo Benvegnù Vai alle altre Notizie
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Scritto da Nicola Cirillo
Venerdì 08 Maggio 2009 12:42
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“Si può parlare d’amore in maniera talmente elevata da fare politica”. Ne è fermamente convinto Paolo Benvegnù. Lo abbiamo incontrato nel backstage di un locale prima di una sua esibizione. Stanco, ma soddisfatto del suo lavoro; sarebbe partito per il Lussemburgo l’indomani, dove l’attendeva un altro concerto, ma non ha voluto rubare spazio alle band emergenti che suonavano prima di lui. Così, paziente, è salito sul palco alle due, per infiammare una platea affezionata e tenace. Quest’episodio racconta Paolo Benvegnù meglio di qualunque
intervista (che noi di PopOn gli abbiamo comunque fatto e pubblicheremo a breve); racconta la sua generosità nei confronti degli altri musicisti, la disponibilità a intrattenersi con gli avventori e coi giornalisti, la sua voglia di muoversi tra backstage e platea, “sentendo” il suo pubblico, prima di farsi sentire. Non a caso ci confessa che “quello che ho fatto e che faccio nei rari momenti liberi è passare del tempo con le persone. Ho bisogno di vita vissuta - confida a PopOn - perché tanta l'ho immaginata”.