“In Italia ci sono piece teatrali con sette spettatori per quaranta repliche che prendono milioni di sovvenzioni, intanto la musica è in crisi e muore”: così Gino Paoli, nel corso della presentazione di una nuova associazione per la promozione della musica d’autore, ‘Indaco’, per la quale ha accettato di far parte del Comitato d’onore. “Così finisce che ci sono solo spazi piccoli piccoli – aggiunge - e allora la sussistenza è precaria. Non si vendono spettacoli. La gente non ha soldi. Intanto all’estero aprono le stazioni ferroviarie per i
concerti. In Italia basterebbe restaurassero gli spazi industriali abbandonati per far nascere palchi dove i ragazzi possano suonare portando ciascuno il proprio amplificatore”. Il suo pensiero va, poi, ai giovani artisti e alla mediocrità dell’attuale sistema musicale: “Ogni tanto mi chiamano in qualche scuola di musica. Che cosa posso dire io a un giovane se non di studiare lettere e andare al Conservatorio? Ma oggi sembra che più strafalcioni fai, più vai in classifica”. Non sono mancate, infine, parole dedicate a Genova e ai suoi colleghi ‘migranti’: “Il gruppo dei genovesi non è mai esistito – svela - io sono nato a Monfalcone, Luigi (Tenco) a Ricaldone e Bruno Lauzi all’Asmara. Da Genova si scappa se si vuole far qualcosa, Genova ti mette duemila difficoltà nei raggi delle bicicletta, altrove trovi i permessi per far qualcosa in cinque minuti, qui è tutto un problema”. Fonte: ANSA. Vai alla pagina di Gino Paoli Vai alle altre Notizie
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Martedì 16 Giugno 2009 18:33
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“In Italia ci sono piece teatrali con sette spettatori per quaranta repliche che prendono milioni di sovvenzioni, intanto la musica è in crisi e muore”: così Gino Paoli, nel corso della presentazione di una nuova associazione per la promozione della musica d’autore, ‘Indaco’, per la quale ha accettato di far parte del Comitato d’onore. “Così finisce che ci sono solo spazi piccoli piccoli – aggiunge - e allora la sussistenza è precaria. Non si vendono spettacoli. La gente non ha soldi. Intanto all’estero aprono le stazioni ferroviarie per i
concerti. In Italia basterebbe restaurassero gli spazi industriali abbandonati per far nascere palchi dove i ragazzi possano suonare portando ciascuno il proprio amplificatore”. Il suo pensiero va, poi, ai giovani artisti e alla mediocrità dell’attuale sistema musicale: “Ogni tanto mi chiamano in qualche scuola di musica. Che cosa posso dire io a un giovane se non di studiare lettere e andare al Conservatorio? Ma oggi sembra che più strafalcioni fai, più vai in classifica”. Non sono mancate, infine, parole dedicate a Genova e ai suoi colleghi ‘migranti’: “Il gruppo dei genovesi non è mai esistito – svela - io sono nato a Monfalcone, Luigi (Tenco) a Ricaldone e Bruno Lauzi all’Asmara. Da Genova si scappa se si vuole far qualcosa, Genova ti mette duemila difficoltà nei raggi delle bicicletta, altrove trovi i permessi per far qualcosa in cinque minuti, qui è tutto un problema”.