Mannarino: 'Offro un posto nelle favole a chi non ha niente'
Scritto da Sabrina Patilli
Lunedì 02 Novembre 2009 10:44
Stampa E-mail
Alessandro Mannarino su PopOn Alessandro Mannarino è il ‘personaggio del momento’. Le trasmissioni televisive se lo contendono, il suo disco d’esordio, Il bar della rabbia, gira di bocca in bocca tra gli addetti ai lavori. Il suo mondo musicale è un po’ quello di Vinicio Capossela e di Gabriella Ferri, ma il suo carisma ha tutta l’originalità che serve per emergere. “Nella mia vita c’è una sensazione dolceamara – racconta a PopOn - ci sono molte cose che vanno male, le sento. Ma nella fantasia dei bambini o nella bellezza di una donna si aggrappa la speranza dei personaggi di cui canto nel disco, e forse pure della mia”. Ecco perché ascoltare il suo disco è come immergersi in una fiaba, dove i protagonisti non sono le solite principesse e fatine che vivono nei castelli, ma, paradossalmente, persone reali con un passato difficile alle spalle: “Io canto delle storie e in Intro (brano che apre l’album, ndr) mi rivolgo direttamente agli esiliati dal mondo delle favole, quelli che, una volta cresciuti, non hanno più trovato posto nelle favole a lieto fine: i barboni, le puttane… L’intro del disco è come se dicesse: “Esiliati dal mondo delle favole, se cantate e prendete il lato gioioso della vita, potrete trovare un riscatto, una riabilitazione. Vorrei regalare uno sguardo fiabesco a delle realtà che non hanno niente, come dico ad esempio nella canzone Osso di seppia, che parla proprio di un barbone”.

Le storie che Mannarino canta sono quelle tipiche dell’Italia di oggi e che tristemente si ascoltano quotidianamente nei telegiornali, ma il contesto di ambientazione privilegiato rimane uno: Roma. “Penso di avere una doppia vita a Roma – ci dice - una è quella da cittadino: esco e vado al bar con gli amici; l’altra è più onirica. E’ come se in un atto d’amore inconscio verso la mia città io avessi costruito un’altra Roma ancora, che però esiste solo nei miei pensieri e dove abitano persone che non ho mai visto. Così facendo il mio modo di vedere Roma si addolcisce”. Alessandro Mannarino su PopOn Ma a Il bar della rabbia l’attenzione non è rivolta solo alle storie e ai loro contesti, a farla da padrona è anche la musica: “Ne ho ascoltato tanta, da tutto il mondo – racconta Mannarino - ho fatto per anni il dj nei club. Per registrare il disco abbiamo preso uno studio di registrazione e in quindici giorni lo abbiamo concluso, quasi un pezzo al giorno. E’ venuto tutto così di getto perché quando ascolti così tante cose, poi, ce l’hai dentro e ti escono fuori naturalmente. Oggi è così facile ascoltare musica tanto diversa: dall’elettronica alla musica brasiliana, mi piacciono tutti i cantautori bossanova e quelli italiani come De Andrè. Ascolto anche musica gipsy e durante la lavorazione dell’album ho ascoltato moltissima musica balcanica, dell’est europa, e anche la musica hyddish. In tutta la musica popolare c’è un gusto comune che sta nella semplicità, ma anche nella vocazione”.

Se a tutto questo si aggiunge che il suo percorso lo ha condotto ad avere a che fare con il mondo del cinema, della televisione e della radio, diventa forse fin troppo facile etichettare Mannarino come cantastorie girovago, ma la realtà è altra: “Mi piace suonare dal vivo in contesti non troppo grandi e sono fortunato perché ho un pubblico pieno di calore, ma il posto che più preferisco rimane sempre casa mia”.

Vai alla pagina di Alessandro Mannarino
Vai alle altre Notizie


Forum


 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna