Tra il check-in in aeroporto e l'imbarco sull'aereo che lo riportava a Milano, ci siamo intrattenuti con Sergio Cammariere, il “cantautore piccolino” che persevera nel fortunato tentativo di portare i ritmi del jazz nella musica popolare d'autore. “E' impossibile allontanarsi definitivamente dal jazz – racconta a PopOn – perché il jazz è improvvisazione, musicalità... è la vita stessa che è Jazz!”. Una passione che è scoppiata tardi, quando si guadagnava da vivere suonando nei locali di una Firenze culturalmente vivace: “Tutto era a portata
di mano: suonavo al Pascowsky – ricorda – e sotto i portici, di fronte al cinema Gambrinus, vendevano musica. E' li che ho comprato il mio primo disco di jazz”. La folgorazione è avvenuta a diciotto anni, con un disco di Bill Evans; “prima – confessa – ascoltavo soprattutto il blues”. La formazione culturale del musicista calabrese è avvenuta proprio nel capoluogo toscano, dove si lasciava tentare dai numerosi pianoforti del conservatorio Cherubini e la ricca offerta teatrale: musica e palcoscenico, le sue grandi passioni. “Devo molto a quei pomeriggi passati alla Pergola (storico teatro fiorentino, ndr). È li che ho ammirato i più grandi attori italiani – dichiara a PopOn - sono loro che mi hanno insegnato che dal palcoscenico è possibile dare il proprio cuore ogni volta in maniera diverso”. Ma la sua educazione artistica è stata segnata anche da incontri con cantautori importanti, come Umberto Bindi, Sergio Endrigo, Bruno Lauzi: “Grandi nomi della nostra storia musicale e che pure mi volevano bene. Con alcuni ci sentivamo spesso e quando era possibile ci frequentavamo”. Riferimenti stilistici che ritornano anche nel suo nuovo album Carovane, un lavoro ricco di colori diversi tra i quali spiccano anche citazioni di musica popolare, alla maniera di De André o, come tende a specificare, “della tradizione degli chansonnier francesi. L’utilizzo di musica popolare italiana non è una cosa nuova nei miei brani. Già nel passato con Roberto Kunstler avevamo scritto brani in questo registro”. Ma nell’intervista rilasciata a PopOn, e che pubblicheremo in versione integrale nei prossimi giorni, Sergio Cammariere rivela altri aspetti della sua personale visione della musica, particolari della sua crescita artistica e delle sue aspettative sul mercato discografico. Tra qualche giorno la troverete nell’apposita sezione del sito. Vai alla pagina di Sergio Cammariere Vai alle altre Notizie ![]()
|
|
Scritto da Nicola Cirillo
Venerdì 13 Novembre 2009 08:00
|



Tra il check-in in aeroporto e l'imbarco sull'aereo che lo riportava a Milano, ci siamo intrattenuti con Sergio Cammariere, il “cantautore piccolino” che persevera nel fortunato tentativo di portare i ritmi del jazz nella musica popolare d'autore. “E' impossibile allontanarsi definitivamente dal jazz – racconta a PopOn – perché il jazz è improvvisazione, musicalità... è la vita stessa che è Jazz!”. Una passione che è scoppiata tardi, quando si guadagnava da vivere suonando nei locali di una Firenze culturalmente vivace: “Tutto era a portata
di mano: suonavo al Pascowsky – ricorda – e sotto i portici, di fronte al cinema Gambrinus, vendevano musica. E' li che ho comprato il mio primo disco di jazz”. La folgorazione è avvenuta a diciotto anni, con un disco di Bill Evans; “prima – confessa – ascoltavo soprattutto il blues”. 