“Questo pezzo preferirei farlo senza chitarra. Sì, qui lo so che manca, ma possiamo metterci questo mandolino, no? E qui ci sta perfettamente il flauto. Puoi provare per favore? Ecco così. Perfetto. Direi che viene bene così”. Sul palco del Teatro Verdi di Firenze, a poche ore dal concerto, Carmen Consoli sta riarrangiando al volo Il pendio dell'abbandono. Assisto alla prova in una platea momentaneamente deserta e che di lì a poco registrerà il “tutto esaurito”. È la seconda tappa italiana del tour acustico “Elettra”, che la cantantessa ha deciso
di condurre parallelamente al tour “Ventunodieciduemilatrenta”: due tour differenti (il primo nei teatri, il secondo nei club) attraverso cui fornisce due chiavi d'interpretazione diverse del suo nuovo lavoro discografico e della sua carriera. La versione più sperimentale, quella del tour “Ventunodieciduemilatrenta”, l'abbiamo ascoltata il 5 febbraio al Sashall: chitarre e elettronica costruiscono una nuova armonia per i brani di Elettra e per alcune canzoni di repertorio. Compare la tastiera elettronica, mentre Carmen affronta il basso, come alle origini. Dovrebbe essere, questo, il concerto più “duro”, più rock. Il pubblico apprezza, ma aspetta quello più intimo. Perché è quella acustica la vera dimensione della cantantessa, che ha saputo far tesoro di tutte le esperienze della sua carriera oramai molto ricca: dalla collaborazione con Bregovic, fino a quella con Battiato, le incursioni cinematografiche e quelle teatrali, i concerti con l’orchestra sinfonica, e le tournee nei club americani, solo per citare alcuni episodi significativi. E con Elettra dà prova di aver raggiunto una sintesi artistica davvero convincente, tanto a livello discografico, quanto nei live. Qui è un tripudio di strumenti etnici, suoni caldi e avvolgenti, onde mediterranee che lambiscono i velluti rossi delle poltrone e trasportano i profumi del sud. Lei compare in un abito anni ’20 (lo assicura lei stessa): gonna nera, lunga e stretta, calze viola, una farfalla (o un fiore) tra i capelli. Abbraccia la chitarra acustica. Con lei sul palco ci sono musicisti di grande esperienza: Massimo Roccaforte e Santi Pulvirenti alle chitarre (ma quando occorre anche al mandolino e al bouzouki), Marco Siniscalco al contrabbasso (e al basso), Adriano Murania al violino, Marcello Leanza ai fiati, Puccio Panettieri alla batteria, Leif Searcy alle percussioni. Andrea Pesce, ingaggiato per le tastiere e il moog, lavora solo per i concerti dell’altro tour e oggi riposa. La scenografia molto semplice è affidata a un grande ventaglio posto sullo sfondo del palco. Al momento opportuno funge da telo su cui proiettare luci e filmati. Un escamotage che consente di ospitare anche l’immagine di Franco Battiato, impegnato nel video del duetto Marie ti amiamo.
Lo confessa lei stessa nel corso di un’intervista che ci ha rilasciato il giorno stesso del concerto e che pubblicheremo a breve: “Non sono le chitarre elettriche o i riff a fare ‘rock’, quanto piuttosto la forza dei contenuti”. E qui i contenuti ci sono tutti: la critica al perbenismo borghese di Maria Catena, lo sprezzo per l’omertà contenuta in Mio zio, la diffidenza verso l’arrivismo sociale e l’ipocrisia della Chiesa che riaffiorano in A finestra, ma anche l’attesa fiduciosa per il domani di Col nome giusto, che emerge anche in Perturbazione atlantica, canzone con cui apre il concerto. I brani di Elettra sono già patrimonio dei 1500 spettatori del Teatro Verdi, che eseguono i ritornelli, come ingaggiati nel cast, ma soccombono di fronte alla voce calda e ispirata della cantautrice, che non cede molti spazi all’interazione. Stesso discorso per alcuni dei successi riproposti in nuove versioni: Fiori d’arancio, In bianco e nero, Parole di burro. C’è tempo anche per la cover di La notte, successo di Adamo del 1965, che Carmen Consoli propone in duetto con Fabio Abate, cantautore prodotto dalla sua “scuderia” Narciso, e che ha avuto l’onore di aprire il concerto.A mezzanotte riprendiamo il contatto con le strade di Firenze. E dopo poche ore i video della serata li ritrovo su Facebook e Youtube. Foto “taggate” e condivise nei vari social network. C’è l’urgenza di condividere quelle emozioni anche con chi non ha potuto partecipare. Ma ci sono altre date in giro per l’Italia (più di 50 tra show-case e concerti dei due tour). Certi che in ciascuna, la bambina impertinente riuscirà a regalare l’emozione di un incanto. Vai alla pagina di Carmen Consoli Vai alle altre Notizie ![]()
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Scritto da Nicola Cirillo
Martedì 09 Febbraio 2010 08:52
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“Questo pezzo preferirei farlo senza chitarra. Sì, qui lo so che manca, ma possiamo metterci questo mandolino, no? E qui ci sta perfettamente il flauto. Puoi provare per favore? Ecco così. Perfetto. Direi che viene bene così”. Sul palco del Teatro Verdi di Firenze, a poche ore dal concerto, Carmen Consoli sta riarrangiando al volo Il pendio dell'abbandono. Assisto alla prova in una platea momentaneamente deserta e che di lì a poco registrerà il “tutto esaurito”. È la seconda tappa italiana del tour acustico “Elettra”, che la cantantessa ha deciso
di condurre parallelamente al tour “Ventunodieciduemilatrenta”: due tour differenti (il primo nei teatri, il secondo nei club) attraverso cui fornisce due chiavi d'interpretazione diverse del suo nuovo lavoro discografico e della sua carriera.
Lo confessa lei stessa nel corso di un’intervista che ci ha rilasciato il giorno stesso del concerto e che pubblicheremo a breve: “Non sono le chitarre elettriche o i riff a fare ‘rock’, quanto piuttosto la forza dei contenuti”. E qui i contenuti ci sono tutti: la critica al perbenismo borghese di Maria Catena, lo sprezzo per l’omertà contenuta in Mio zio, la diffidenza verso l’arrivismo sociale e l’ipocrisia della Chiesa che riaffiorano in A finestra, ma anche l’attesa fiduciosa per il domani di Col nome giusto, che emerge anche in Perturbazione atlantica, canzone con cui apre il concerto. I brani di Elettra sono già patrimonio dei 1500 spettatori del Teatro Verdi, che eseguono i ritornelli, come ingaggiati nel cast, ma soccombono di fronte alla voce calda e ispirata della cantautrice, che non cede molti spazi all’interazione. Stesso discorso per alcuni dei successi riproposti in nuove versioni: Fiori d’arancio, In bianco e nero, Parole di burro. C’è tempo anche per la cover di La notte, successo di Adamo del 1965, che Carmen Consoli propone in duetto con Fabio Abate, cantautore prodotto dalla sua “scuderia” Narciso, e che ha avuto l’onore di aprire il concerto.