Anonimo italiano si prepara al rientro discografico, che avverrà entro la fine dell'anno. Per l'occasione il cantante di E così addio e Anche questa è vita si è affidato alla squadra vincente (Stefano Borgia, Gianni e Riccardo Cundari, Maurizio Festuccia) del suo album d'esordio, con lo sguardo proteso, però, al cambiamento: “Essendo il mio quinto disco, avevo voglia di sperimentare nuove strade - anticipa a PopOn - Ci sarà una svolta con importanti novità per quanto riguarda lo stile e i testi, ma non voglio spaventare i miei fan. Le tematiche amorose
saranno trattate, però ci sarà meno revival rispetto al passato”. Il suo ultimo lavoro di inediti, Dimmi che ami il mondo, risale al 2002, nel frattempo ci sono state una raccolta di successi, riarrangiati da Tony Carnevale, e diverse date live. Sicuramente il suo allontanamento dalle grandi platee è dovuto anche a una sorta di ostracismo che Roberto Scozzi (questo il suo vero nome) ha dovuto pagare a causa di un timbro vocale simile a quello di Claudio Baglioni: “Sono certamente un personaggio scomodo nel mondo del pop italiano. Sono sempre stato considerato un outsider – racconta - È inutile negare la verità: avrei potuto fare molto di più. Per fortuna ho ancora un buon seguito di fan e amici che mi seguono in tutta Italia e scopro di averne ogni giorno di più soprattutto grazie alle nuove tecnologie. Oggi con Internet si riesce a rimanere a galla”.La Rete, e soprattutto il social network Facebook, sono mezzi per rimanere in contatto con gli estimatori e sono utili anche per informarli su novità e appuntamenti: “Lo scorso gennaio ho tenuto nel locale romano Stazione Birra un importante concerto. Grazie a Facebook ho fatto quasi il tutto esaurito e non ho fatto attaccare nemmeno un manifesto per strada. Se usato bene, Facebook è un mezzo incredibile. Quando pubblico qualcosa sulla mia bacheca virtuale, avendo quasi 5000 amici, è come se lo facessi su un giornale”. Scozzi ha un rapporto strettissimo con i suoi fan, è sufficiente leggere i numerosi messaggi di stima visibili sul suo profilo: “Per un personaggio come me, un po' avulso dal panorama ufficiale, l'unico modo per restare in contatto con chi mi vuole bene è questo. Mi sento gratificato da loro”.
Soprattutto se i tuoi album di successo sono irreperibili nei negozi o su i-Tunes: “La BMG (la sua ex casa discografica, ndr) ha tolto inspiegabilmente quei cd dal catalogo”, dice amareggiato.Eppure, il cantante che esordì celando la sua identità dietro una maschera non si abbatte, anzi pensa a pubblicare il suo primo album in spagnolo (“C'è in ballo un progetto di ripubblicazione in Argentina”) e a ritornare nelle case degli italiani (“Dovrei fare a breve nuove apparizioni tv. Stiamo lavorando per cercare di tornare alla grande”). Parlando di televisione il discorso cade sui “fenomeni”, o presunti tali, dei talent show nostrani, argomento che dovrebbe essergli caro essendo lui stato, in un certo senso, un caso mediatico musicale ante litteram: “Sono abbastanza critico. Cantare non significa essere un artista. Per diventarlo ci vogliono anni di lavoro. Inoltre, non sono d'accordo nel proporre cento cantanti l'anno. Di questi, cinque andranno avanti e novantacinque torneranno a casa. La musica vera, poi, avrebbe bisogno di un contenitore solo per sé, una vetrina vera con brani di alto livello. Per questo sono d'accordo con Gianni Morandi nel riproporre Canzonissima". Canzoni che possano durare nel tempo, dunque, e autori che si occupino solo di fare questo mestiere e soprattutto di farlo bene: “Il problema è che oggi c'è la smania di fare un disco a tutti i costi. Ma attenzione: la canzone poi diventa patrimonio di tutti, quindi ci deve essere uno studio approfondito dietro. Essere un autore è una cosa seria; oggi spesso leggo testi scritti male e canzoni incomprensibili”. Congediamo Anonimo Italiano con un'ultima curiosità: perché ha tolto la maschera? “L'idea era di andare avanti indossandola e sarebbe stato bellissimo. Io e la mia ex casa discografica avevamo in progetto di inserire nel secondo album una caricatura a carboncino, tipo quelle che si fanno in piazza Navona a Roma. Un anonimo mai visibile, dunque", rivela divertito.
Il segreto fu svelato anche dall'invadenza dei giornalisti (“Mi cercavano dappertutto. Alcuni vennero a citofonare sotto casa persino nel cuore della notte”) e a un conoscente che lo riconobbe (“Avvenne durante il mio primo grande concerto ufficiale a Villa Pamphili. Da lì pubblicarono il mio cognome, la BMG smentì, ma ormai non c'era più niente da fare”). “Fu una mossa kafkiana, mai sperimentata in Italia. Mi piaceva l'idea di una sorta di fantasma dell'opera romantico”, dice entusiasta. Poi accadde che Claudio Baglioni presentò al Tribunale una diffida che invitava Anonimo Italiano a non proseguire la sua carriera, perché a causa del simile timbro vocale insinuava un dubbio artistico nel pubblico. Ma Roberto Scozzi non fatica a comprendere il fastidio del collega: “Sinceramente, la cosa avrebbe dato fastidio anche a me però, forse, avrei reagito diversamente. Magari avrei invitato l'altra persona a un mio concerto e avrei duettato con lui, sarebbe finita lì – dice - Se Baglioni si fosse comportato così, ne sarebbe uscito in maniera egregia e mi avrebbe fatto ancora più male che non diffidandomi e quindi prendendo d'aceto, come diciamo qui a Roma (ride, ndr)”.
Vai alla pagina di Anonimo Italiano Vai alle altre Notizie
|
|
Scritto da Gerardo Larosa
Lunedì 22 Marzo 2010 09:50
|



Anonimo italiano si prepara al rientro discografico, che avverrà entro la fine dell'anno. Per l'occasione il cantante di E così addio e Anche questa è vita si è affidato alla squadra vincente (Stefano Borgia, Gianni e Riccardo Cundari, Maurizio Festuccia) del suo album d'esordio, con lo sguardo proteso, però, al cambiamento: “Essendo il mio quinto disco, avevo voglia di sperimentare nuove strade - anticipa a PopOn - Ci sarà una svolta con importanti novità per quanto riguarda lo stile e i testi, ma non voglio spaventare i miei fan. Le tematiche amorose
saranno trattate, però ci sarà meno revival rispetto al passato”. Il suo ultimo lavoro di inediti, Dimmi che ami il mondo, risale al 2002, nel frattempo ci sono state una raccolta di successi, riarrangiati da Tony Carnevale, e diverse date live. Sicuramente il suo allontanamento dalle grandi platee è dovuto anche a una sorta di ostracismo che Roberto Scozzi (questo il suo vero nome) ha dovuto pagare a causa di un timbro vocale simile a quello di Claudio Baglioni: “Sono certamente un personaggio scomodo nel mondo del pop italiano. Sono sempre stato considerato un outsider – racconta - È inutile negare la verità: avrei potuto fare molto di più. Per fortuna ho ancora un buon seguito di fan e amici che mi seguono in tutta Italia e scopro di averne ogni giorno di più soprattutto grazie alle nuove tecnologie. Oggi con Internet si riesce a rimanere a galla”.
Soprattutto se i tuoi album di successo sono irreperibili nei negozi o su i-Tunes: “La BMG (la sua ex casa discografica, ndr) ha tolto inspiegabilmente quei cd dal catalogo”, dice amareggiato.
Il segreto fu svelato anche dall'invadenza dei giornalisti (“Mi cercavano dappertutto. Alcuni vennero a citofonare sotto casa persino nel cuore della notte”) e a un conoscente che lo riconobbe (“Avvenne durante il mio primo grande concerto ufficiale a Villa Pamphili. Da lì pubblicarono il mio cognome, la BMG smentì, ma ormai non c'era più niente da fare”). “Fu una mossa kafkiana, mai sperimentata in Italia. Mi piaceva l'idea di una sorta di fantasma dell'opera romantico”, dice entusiasta. Poi accadde che Claudio Baglioni presentò al Tribunale una diffida che invitava Anonimo Italiano a non proseguire la sua carriera, perché a causa del simile timbro vocale insinuava un dubbio artistico nel pubblico. Ma Roberto Scozzi non fatica a comprendere il fastidio del collega: “Sinceramente, la cosa avrebbe dato fastidio anche a me però, forse, avrei reagito diversamente. Magari avrei invitato l'altra persona a un mio concerto e avrei duettato con lui, sarebbe finita lì – dice - Se Baglioni si fosse comportato così, ne sarebbe uscito in maniera egregia e mi avrebbe fatto ancora più male che non diffidandomi e quindi prendendo d'aceto, come diciamo qui a Roma (ride, ndr)”.