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Sergio Endrigo su Popon

Premiato Sergio Endrigo, alla presenza di Dalla, Zero e Baglioni

Scritto da Paola De Simone
Mercoledì 16 giugno 2010

Un lungo, lunghissimo applauso, un premio tra le mani di Claudia Endrigo e l’invito a un brindisi: si è conclusa così la festa di compleanno in onore di Sergio Endrigo, che ieri avrebbe compiuto 77 anni. Il premio per il cantautore scomparso nel 2005 è stato fortemente voluto dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), presieduta da Giorgio Assumma, che ha riunito nella Sala convegni del museo teatrale del Burcardo a Roma una vasta platea di volti noti e meno noti, tutti con l’intento di festeggiare Endrigo. Tra i presenti c’erano Lucio Dalla, Renato Zero, Claudio Baglioni, Tony Bungaro, Franco Migliacci, Giorgio Calabrese, Gianni Borgna, Umberto Broccoli, Dario Salvatori, Lino Patruno, Franco Fasano, Miranda Martino, Giancarlo Governi, Leoncarlo Settimelli e tante altre personalità del mondo della musica e dello spettacolo. Qualcuno ha espresso un personale ricordo di Endrigo, qualcun altro ne ha tessuto le lodi, in un’alternanza di volti e voci che non è mai scaduta nell’apparenza di una conferenza stampa, mantenendosi sempre in odor di festa di compleanno. “Dies natalis, giorno della nascita, questo mi piace ricordare”: in queste parole del Sovrintendente ai beni culturali Broccoli c’è il sunto dell’incontro. “Grazie, Sergio”, “Ciao, Sergio”, si concludono, infatti, così quasi tutti gli interventi, perché non è il ricordo che si è andato a celebrare, bensì l’immortalità, “l’immortalità di quello che ha scritto”, sottolinea Baglioni chiosando il suo personale saluto a Endrigo.

Sergio Endrigo su Popon E non è mancato chi ha ricordato il silenzio al quale il poeta di Pola è stato condannato in vita (“è stato dimenticato dieci anni prima della sua morte”, tuona Governi), ma si sa “Endrigo era un personaggio scomodo – parola di Renato Zero – quando lo incontrai mi manifestò il suo rammarico di non riuscire a farsi intendere”. E dopo averlo paragonato a Mia Martini, per “la guerra che gli è stata fatta”, lo saluta con gratitudine: “Io sono qui per ringraziarlo – conclude Zero - nella sua semplicità è stato veramente grande”. Anche le sue canzoni sono state giustamente festeggiate: chi ha letto un verso de L’Arca di Noé, chi ha espresso il desiderio di vederne riconosciuta l’importanza culturale nei libri di testo scolastico e chi, come Dalla, ha voluto sottolinearne l’assoluta contemporaneità. “La canzone è una cosa leggera, credo che conti poco più di una foglia, ma quando c’è si vede e quando le canzoni sono così grandi, come quelle di Endrigo, può capitare che dopo trent’anni le senti e rimani colpito. Perché oggi non se ne fanno più così importanti, capaci di unire un pubblico così frammentato com’era quello di allora e com’è in parte quello di oggi. Il consenso non è di stima e basta, ma di utilità”. La sensazione più forte che questa festa ha lasciato è che, finalmente, al ‘dimenticato’ Endrigo (“dimenticato dalle radio e dalle tv che vivono ogni proposta nel suo nome come una provocazione”, sottolinea Salvatori) è stato riconosciuto in morte quello che non è stato dato negli ultimi anni di vita: un grande applauso, sentito e meritato. “Mio padre era un uomo mite – dice Claudia - io invece sono una combattiva”. Ecco a chi bisogna dire grazie.

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