L'Editoriale: Sanremo d...annata!A cura di Paola De SimoneLunedì 21 febbraio 2011 Sarà che lo scorso anno, lo ricorderete, avevamo abbassato l’asticella delle aspettative, sarà che la vittoria di Roberto Vecchioni e Raphael Gualazzi fa onore a una manifestazione canora, sarà che non è neanche mancata un piccola e conclusiva bagarre e sarà pure che Luca e Paolo hanno osato, spingendo la loro satira dove immaginavamo non fosse permesso. Sarà poi che Belen ed Elisabetta hanno dimostrato che si può essere belle e sveglie, ma anche belle e basta, e che Gianni Morandi sa farsi volere bene pur non essendo all’altezza del ruolo di presentatore. Sarà che Roberto Benigni ha radunato 19milioni di italiani intorno a una bandiera; sarà che l’attuale momento storico-politico aveva bisogno di uno slogan alla “restiamo uniti” (seppur propinato a livelli insopportabili). Sarà per tutto questo, ma a noi questo Festival di Sanremo è piaciuto. E una spiegazione c’è, o almeno noi abbiamo trovato questa: affidare la conduzione a un uomo che nel mondo della musica ha un alto credenziale, oltre a tanti amici, ha pagato. Vecchioni lo ha dichiarato chiaramente di aver accettato di andare al Festival proprio per la presenza di Morandi, e si sa, dove arrivano la stima e l’affetto non potrà mai arrivare una chiamata alle armi. E’ stato proprio Morandi, che non è certo uno degli ultimi in materia di musica italiana, a volere personalmente anche i La Crus, la cui canzone ha rappresentato uno dei momenti musicali più alti della manifestazione, insieme a quello che ha visto Luca Madonia accompagnato da Franco Battiato e Carmen Consoli nella serata dei duetti. Certo, è sempre Morandi che ha voluto anche Luca Barbarossa con la sua inutile canzone, ma lo abbiamo detto: dove arrivano la stima e l’amicizia… Il Festival di Sanremo resta un programma televisivo, ma quest’anno la musica ha avuto un po' di spazio e non è certo merito del direttore artistico Gianmarco Mazzi, che da sei anni occupa quella poltrona senza averne la stoffa, troppo concentrato sui numeri e poco sulla qualità della proposta. In tante edizioni non ha offerto una sola idea che sia lo specchio di questi tempi. E a chi sta pensando “però c’era lui quando nel 2009 gli Afterhours sono approdati al Festival”, rispondiamo che fu l’allora presentatore Paolo Bonolis a volerli, in quanto loro estimatore. E se non è certo di Mazzi il merito delle annate doc, di contro non può essere attribuito a lui neanche il flop dell’annata targata Panariello (che tolto Renato Zero, non può evidentemente dire di avere molti amici nel mondo del canto). Ne deriva che la sua figura è praticamente inutile agli occhi della maggior parte di noi fruitori e comunicatori di musica. Buttato lui dalla torre, possiamo tornare al Festival, che in questa edizione ricorderemo anche per non aver visto in vetta un frutto dei talent televisivi, dopo le vittorie di Marco Carta e Valerio Scanu temevamo il peggio, e lo abbiamo sfiorato visto il buon piazzamento di Emma e Modà. Chiaro risultato dell'aver affidato il 50% del peso del voto agli orchestrali, e in seconda battuta ai giornalisti e addetti alle radio/tv, seppur in un clima di approssimazione sperimentale che ha dell’imbarazzante. Ma sempre meglio di quelle giurie di qualità, di baudiana memoria, che ‘vendevano’ le Parietti di turno come esperte del settore. Altro punto di debolezza è stato l’ufficio stampa appaltato dalla Rai: la Goigest di Dalia Gaberscik (figlia di cotanto padre che molto amiamo, e che probabilmente adesso ci cancellerà dalla sua mailing list, senza procurar ferita), che in preda a un rallenty giurassico ha viaggiato a un ritmo diesel dai risultati soporiferi (interviste negate ai giornalisti a insaputa degli artisti – un vecchio classico - rassegne stampa web sfornate nel tardo pomeriggio e per giunta incomplete…), che qualche collega, cui va la nostra stima, si è fatto carico di denunciare durante una delle tante conferenze. E mai come quest’anno gli stessi artisti in gara (ma loro lo sanno?) si sono sottratti a un’esposizione a largo raggio, adducendo cali di voce e ansie varie che non li gioverà di certo, perché spente le luci sul Festival molti di loro resteranno al buio. E per concludere, vi invito alla lettura dell’ultimo capitolo della rubrica di Michele Monina intitolato “Sanremo come fosse antani”, in buona parte musicalmente opposto a questo scritto e di conseguenza lontano dalla mia personale idea, ma il finale vale la libertà di pensiero che regge e caratterizza PopOn. Buona lettura! Paola De Simone Condividi
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