Al via da Ancona il tour di Vasco, all'insegna del "Vivere o niente"Scritto da Simone ArminioLunedì 6 giugno 2011 Non è servita la pioggia battente del pomeriggio a scoraggiare il popolo di Vasco Rossi, ovvero le decine di migliaia di persone accorse ieri ad Ancona per assistere alla data zero del nuovo "Vasco live Kom 2011". A molti non è bastata nemmeno la concomitanza del concerto con il micidiale ingorgo di rientro dal ponte del 2 giugno. Quello che, per dirne una, ha tenuto lontano Michele Monina, biografo di Vasco, dal concerto nella sua città natale, come raccontato nella sua rubrica Lo stato dell'arte (vai alla Rubrica). Se Vasco dev'essere, è stato il passaparola rimbalzato negli autogrill e ai caselli dell'autostrada adriatica, "in qualche modo arriveremo", perché "se il Komandante chiama, il suo popolo risponde". E fortuna che, raggiunto l'obiettivo, il Blasco abbia poi pensato di omaggiare il pubblico di coraggiosi in svariati modi. Prima di tutto ringraziando la platea eterogenea dello Stadio del Conero per le ore passate sotto la pioggia ("siete degli eroi"), poi riportando fedelmente i complimenti ottenuti nientemeno dalla direttrice dell'Hammersmith Apollo di Londra ("Non avevo mai visto in tanti anni un pubblico così affezionato"), quindi concedendo ai molti presenti la possibilità di assistere in anteprima a ciò che accadrà nei prossimi giorni in location ben più prestigiose, come L'Heineken Jammin Festival, lo Stadio Olimpico o quello di San Siro. Ecco il concerto, dunque. Sono tante e curiose le peculiarità di questa data zero. A cominciare da una scaletta di quasi tre ore, che riesce nell'intento di unire i pezzi rari del suo repertorio (le guest star di questo tour portano i nomi di Alibi, Dillo alla luna, Giocala e Non l'hai mica capito) alla quasi totalità del Vasco attuale, sintetizzato dai ben nove pezzi (su dodici) tratti dal suo ultimo Vivere o niente. Altro felice connubio è quello del Vasco-locomotiva del rock 'n' roll, ben presente nella scenografia di Manifesto futurista della nuova umanità, con quella vena intimista fatta di sola voce e chitarra che il rocker di Zocca ha rispolverato a partire dal precedente "Tour europe indoor" del 2009. Con la sua acustica in mano, una sedia su cui poggiare il piede e uno schermo gigante calato dall'alto a replicare la sua faccia, Vasco ha mostrato anche al pubblico degli stadi "come nascono le mie canzoni". Facendo magicamente uscire dal suo cappello (che finalmente non ha più paura di levarsi e mostrare la calvizie, ma questa è un'altra storia) alcuni accenni di Jenny è pazza, di (Per quello che ho da fare) Faccio il militare - e questa sì, è una rarità assoluta - di Sally, Senza parole o Incredibile romantica.
Questo il lato b di uno spettacolo che per tutta la prima metà del concerto ha esibito invece il Vasco dei grandi numeri. Con un palco più corto del solito ma straordinariamente esteso in altezza (una struttura alta ben cinquanta metri), e uno spettacolo di luci ed effetti speciali capaci di far ricredere anche il più vissuto degli spettatori rock. Ce n'è per tutti i gusti: dagli sbuffi di fuoco (vero) de Gli spari sopra alle due macchine (vere anch'esse) con due potenti fasci di luce al posto dei fari, innalzate di cinquanta metri durante il live di Vivere non è facile. C'è spazio anche per il consueto medley, che quest'anno si rifà, ahinoi, all'attualità politica. Così che i brani più erotici del rocker emiliano (da Rewind a Ti prendo e ti porto via fino a Gioca con me e Delusa) si sono fusi in una canzone sola, sottolineati da un corpo di ballo in piena regola. Lo "specchio dei tempi", in perfetto stile Vasco, è racchiuso in una piccola ma eloquente sostituzione: "quel Boncompagni lì" trasformato per l'occasione in Berlusconi.Ancora una volta, e ben quarant'anni dopo, vale il ruolo sociale del Vate di Zocca. Che nel 2011 ha i suoi distinguo, e passa dalla riscrittura di Vita spericolata ("Adesso non bevo più, perciò il mio bar è pieno di succhi di frutta") fino al proclama finale, consueto monito non al non rischiare, piuttosto all'esserne consapevoli: "La vita e la liberà non sono garantite: nulla è garantito. C'è gente che è morta per la libertà, ed è per questo che vivere vuol dire anche rischiare". Vivere o niente, insomma. E' chiaro il concetto. Vai alla pagina di Vasco Rossi Vai alle altre Notizie Condividi
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Questo il lato b di uno spettacolo che per tutta la prima metà del concerto ha esibito invece il Vasco dei grandi numeri. Con un palco più corto del solito ma straordinariamente esteso in altezza (una struttura alta ben cinquanta metri), e uno spettacolo di luci ed effetti speciali capaci di far ricredere anche il più vissuto degli spettatori rock. Ce n'è per tutti i gusti: dagli sbuffi di fuoco (vero) de Gli spari sopra alle due macchine (vere anch'esse) con due potenti fasci di luce al posto dei fari, innalzate di cinquanta metri durante il live di Vivere non è facile. C'è spazio anche per il consueto medley, che quest'anno si rifà, ahinoi, all'attualità politica. Così che i brani più erotici del rocker emiliano (da Rewind a Ti prendo e ti porto via fino a Gioca con me e Delusa) si sono fusi in una canzone sola, sottolineati da un corpo di ballo in piena regola. Lo "specchio dei tempi", in perfetto stile Vasco, è racchiuso in una piccola ma eloquente sostituzione: "quel Boncompagni lì" trasformato per l'occasione in Berlusconi.
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