| Sulla tua bocca lo dirò |
|
|
| Scritto da Nicola Cirillo | |
| Lunedì 20 Aprile 2009 13:45 | |
|
Sony Music Meglio Pavarotti che canta Antonacci o Mina che canta Puccini? Questo è il dilemma. Il cross over tra Pop e Opera ha molte facce ed espone gli artisti a critiche impietose, soprattutto da parte dei puristi del genere operistico. Il nuovo disco di Mina, Sulla tua bocca lo dirò, non si sottrae a questi giudizi, anche perché ha l'aggravante di presentarsi come un puro lavoro discografico che non trova complemento in un progetto live che spieghi il perché di una scelta così particolare. Così, se da una parte l’esperimento della signora Mazzini presenta elementi interessanti soprattutto dal punto di vista culturale (come non applaudire alla possibilità che molti amanti del pop riscoprano le melodie dell’opera?), dal punto di vista artistico emergono alcuni dubbi, soprattutto legati alla disomogeneità del lavoro (mitigata dagli arrangiamenti di Ferrio) e all'impervia decisione di interpretare brani di epoche, generi e timbri vocali differenti con una tecnica impropria. L'esperimento ha comunque risultati apprezzabili nei temi tratti dai Musical (I have a love, da West side story di Bernstein, Bess, you ìs my woman now / I loves you, Porgy, da Porgy and Bess di Gershwin), più contemporanei e composti in un clima musicale già molto contaminato dal jazz e dalla musica popolare, quindi dalle vocalità non impostate. Nelle arie d’opera, invece, gli amanti del melodramma storceranno la bocca per l’ovvia assenza di alcuni elementi propri del canto operistico. Può essere, come ha detto Pippo Baudo, che “Puccini si volterebbe nella tomba”; ma chi può dirlo con certezza? È indubbio, invece, che a fronte dell’assenza di "armonici" o delle variazioni cromatiche del canto d’opera, Mina risponde con l'eleganza interpretativa che le è propria (si ascolti E lucean le stelle, dalla “Tosca”) e riesce persino nell'arduo compito di valorizzare le parole, che mai da un cantante lirico si possono ascoltare così scandite e chiare. E' il caso, ad esempio, del Preludio al terzo atto di Manon Lescault o di Mi chiamano Mimì, tratto dalla “Boheme”. Con beneficio dei neofiti. La voce di Mina, o almeno quella che ci è restituita dalle registrazioni, è sempre brillante, potente e versatile, anche se negli ultimi anni probabilmente ha perso in duttilità per acquisire una maggiore ampiezza. Questo forse spiega la predilezione per le arie di Puccini (che costituiscono ben cinque brani del disco). L'estro compositivo della voce per una volta viene frenato, ed è un esempio di umiltà che non si può non cogliere e apprezzare. Musicalmente gli adattamenti di Gianni Ferrio rispettano le musiche originali, ma le attualizzano, offrendo un registro comune ai dodici brani, così diversi tra loro. Destano qualche perplessità, invece, alcuni episodi correlati alla gestione del suono. Il caso più evidente è nel crescendo del finale del Nessun dorma (l’ultimo “vincerò”, per intenderci): nell’acuto la cantante intona la sillaba “ce” con un "piano" per appoggiare il suono e successivamente ampliarlo in potenza. Un espediente vocale condiviso e utilizzato da tanti artisti, ma in questo caso appare come un fatto meccanico esterno, come se invece che Mina fosse il fonico a operarlo. Pur se viziato da queste sensazioni l'ascolto dell’album prosegue fluido tra brani che vanno dal 700 (Caro mio Ben di Giordani, l'Adagio di Albinoni), all'ottocento pucciniano, dal primo novecento (Ideale di Tosti, E' la solita storia dall'Arlesiana di Cilea) a quello più recente (oltre ai brani citati di Gershwin e Bernstein trova spazio Oblivion di Piazzolla) fino a condurci alla giocosità di una spiazzante ghost track: Cielito lindo, la popolare canzone messicana. Fiori musicali dai colori diversi, ma che una volta ci piacerebbe ammirare “freschi”, anziché di cartapesta. Anche per scacciare dalla mente quell’espressione malinconica che all’inizio dell’album fa sussurrare a Mina-Mimì: "Ma i fior che faccio, ahimè, non hanno odore". Tracklist: * Mi chiamano Mimì * Ideale * I have a love * Caro mio ben * Oblivion * Mi parlavi adagio * Manon * Bess, you is my woman now - I' love you Porgy * È la solita storia... * Nessun dorma * E lucean le stelle * Sono andati Popon consiglia l'ascolto di I have a love! Vai alla pagina di Mina Vai alle altre Recensioni ![]() |
Le ultime notizie
- Carmen Consoli e 'la forza dei contenuti'
- Mario Biondi annuncia lo 'Spazio Tempo Tour'
- Maxi Sondaggio: Baustelle ed Elio e le Storie Tese al vostro Sanremo ideale
- Noemi: 'Che figuraccia con Malika...'
- Carmen Consoli ospite a Sanremo: 'Sono contenta'
- Paolo Saporiti, dalla psicologia alla musica
- Ivano Fossati: 'Morgan è un artista raro e prezioso'
- Ramazzotti, tre date italiane nella II parte del tour europeo
- Morgan su Sanremo: 'Non ci voglio più andare'
- Francesco Renga annuncia il tour teatrale
Le pagine più lette
- Ad aprile 2009 il nuovo disco di Ramazzotti
- Natale con Capossela: radio-racconto e concerti
- Anna Oxa
- “Amiche per l’Abruzzo”, il 21 giugno a San Siro concerto solidale al femminile
- Marco Carta, un timido determinato
- Inneres auge - Il tutto è più della somma delle sue parti
- Arisa
- La Differenza, a maggio il terzo album
- Per i 70anni di Gaber sarà festa tutto l'anno
- Ecco il cast del 60° Festival di Sanremo







“Raro è trovare una cosa speciale nelle vetrine di una strada centrale” recitava una canzone di Niccolò Fabi. Mai versi sono più adatti per presentare Solo...".
Doppia intervista di Simone Arminio alla Leggenda New Trolls e al Mito New Trolls, due costole di una stessa storia divise da una sentenza del Tribunale.