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Universal Music Ci sono solo quattro inediti nel nuovo album di Franco Battiato, Inneres Auge - Il tutto è più della somma delle sue parti, quanto basta per permetterci un pregiudizio sulla sincerità dell’opera, sul compromesso necessario con la casa discografica, sull’opportunismo commerciale del periodo autunnale. Ma poi sai che il musicista catanese in quarant'anni di carriera si è guadagnato una credibilità artistica ineguagliabile e sai di poterti fidare. Infatti è un momento di grande ispirazione per Franco Battiato, ne è segno anche la generosità con cui in questo periodo collabora con altri artisti (lo troviamo come illustre guest nel nuovo album di Mario Venuti, nel disco d'esordio del cantautore-designer Lorenzo Palmeri, come co-autore e co-interpete della splendida Marie, ti amiamo del nuovo album di Carmen Consoli, e persino in un inedito duetto con Claudio Baglioni, nel maestoso progetto QPGA del cantautore romano). E anche in Inneres Auge, traccia dopo traccia, ti accorgi che la collezione di tanti episodi diversi della sua opera (oltre agli inediti troviamo riarrangiamenti, riesecuzioni vocali, cover) è funzionale a creare un concept in cui prevale la necessità di raccontare la difficoltà del tempo presente, e offrire la propria esperienza spirituale per affrontarla. Così, l’uomo che cercava il “centro di gravità permanente”, e aspettava “l’era del cinghiale bianco”, ancora una volta riprende il tema della “consapevolezza” spirituale. Anche in questa occasione l’invito – affidato alla title track - è recapitato con un ritornello di facile presa che insiste su un verso “la linea orizzontale ci spinge verso la materia, quella verticale verso lo spirito”. L’invettiva contro l’attuale classe politica (“rincoglioniti, ciarlatani, truffatori”) e contro il mercato (“cosa possono le leggi dove conta solo il danaro?”) è solo un pretesto per affermare questo concetto ben più profondo. Non è facile riuscire a veicolare queste intuizioni attraverso il pop e a Battiato va riconosciuto anche il merito di un’efficacia comunicativa senza pari. Per continuare questo discorso spirituale il compositore catanese ha lasciato che la sua ispirazione trovasse altri spunti nel suo stesso passato; così attinge a un suo album fortunato (Orizzonti perduti, del 1983), per rispolverarne uno dei brani meno noti, eppure bellissimo: Un’altra vita. Il linguaggio - semplicissimo e diretto – attraverso la descrizione della quotidianità invita a riflettere sull'illogicità di un certo stile di vita (“le macchine parcheggiate in tripla fila, e la sera ritorno con la noia e la stanchezza. Non servono più eccitanti o ideologie, ci vuole un'altra vita”) mentre dal lato musicale l'autore abbandona la sperimentazione sonora della versione originale (sintetizzatori e salti di tonalità) per affidarsi a un arrangiamento classico di grande presa. È il brano più immediato dell’album ed è molto attuale: un vero e proprio inno per quella parte sociale che promuove modi di vita alternativi e sperimenta “another race of vibrations” come lo stesso autore canta nella quarta traccia, No time no space (Mondi lontanissimi, 1985), qui ripresa in una versione leggermente riarrangiata. Un omaggio a De André è Inverno. Franco Battiato è uno dei pochissimi interpreti dell'opera del cantautore genovese che non ci fa rimpiangere l’originale. Questo è possibile perché si avvicina ai brani con grande rispetto, quasi devozione: ne coglie l'intesa poeticità e la trasmette annullando ogni “personalismo”. Qui imposta un arrangiamento nuovo, è vero, ma si limita a “purificare” il brano attraverso l'uso di strumenti classici (archi, pianoforte e chitarre). Un espediente che rende più intimo il dialogo del testo, spogliando l'armonizzazione originale dalla retorica musicale “progressive” in cui Giampiero Reverberi lo aveva immerso (adeguandolo allo spirito dell'intero album Tutti morimmo a stento... e dell'epoca). “Il tutto è più della somma delle sue parti”, secondo il musicista catanese. Un assioma dal quale non possiamo prescindere ascoltando quest'album. Ogni brano, compiuto nel suo significato, è anche parte di quel messaggio più complesso che sottolinea come la dimensione congeniale dell'uomo sia la pace. Un messaggio che prorompe dichiaratamente negli ultimi due brani: Tibet - un invito perentorio alla Cina ad abbandonare ogni azione violenta nei confronti del Tibet - condotto con la solennità di un messaggio diplomatico e la forza di un suono molto “internazionale” (a partire dal testo che è in inglese), e U cuntu, riflessione amara sull'incapacità dell'uomo moderno di agire secondo la ragione e il suo stesso interesse. L'uso del dialetto siciliano, qui, invece, riporta a una dimensione più familiare, individualmente (più che politicamente) sofferta. Finisce così l'album. A dire il vero, per affinità con i dieci brani del disco, ci saremmo aspettati di ritrovare qui il bellissimo Tutto l'universo obbedisce all'amore (che è stato collocato, invece – con minor efficacia - nel precedente album di cover Fleurs 2). O forse è solo l'esigenza di terminare l'ascolto con uno spiraglio di ottimismo. Visti i tempi. Scritta da Nicola Cirillo Tracklist: * Inneres auge (inedito) * Un'altra vita * Inverno (inedito) * No time no space * L'incantesimo * Haiku * La quiete dopo un addio * Stage door * Tibet (inedito) * 'u cuntu (inedito) Popon consiglia l'ascolto di Un'altra vita! Vai alla pagina di Franco Battiato Vai alle altre Recensioni ![]() |
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Scritto da Nicola Cirillo
Lunedì 14 Dicembre 2009 13:10
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