Carovane
Scritto da Nicola Cirillo
Martedì 26 Gennaio 2010 09:50
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Sergio Cammariere su Popon
EMI Music

Sergio Cammariere ha una passione innata per il jazz, ed è per questo che in Carovane, il suo nuovo album, nonostante ci sia un tentativo di esplorare alcuni nuovi sentieri musicali, a farla da padrona è sempre il ritmo, il pianoforte che accompagna ogni momento lirico e un raccontare con leggerezza musicale e nel contempo ricchezza espressiva del suono. Argomenti tipici del jazz, appunto. Difficile ottenere un effetto diverso se chiami a suonare alcuni tra i migliori jazzisti in circolazione come Fabrizio Bosso (tromba e flicorno), Xavier Girotto (sax baritono e soprano), Luca Bulgarelli (contrabbasso), pure accanto a musicisti “etnici” come Sanjai Kansa Banik (tabla) e Simone Aggiag (percussioni). Un disco presentato come concept incentrato sul viaggio si rivela, però, frammentario, a partire dall’impianto musicale. Certo, c’è una grande ricchezza di suoni e suggestioni (soprattutto dall’oriente) e ogni brano è presentato in maniera ineccepibile, ma il tentativo di coniugare le spazzole percosse sulla batteria con il Sitar indiano e con la canzone popolare europea (Tre angeli, Storia di un tale) non sempre convince. La stessa disomogeneità è replicata nei testi: Roberto Kunstler, fedele collaboratore del cantautore crotonese, si avventura su due terreni distinti: da una parte l’introspezione psicologica e l’aspirazione spirituale, mistica; Carovane, la title-track, scritta con una ritmica originale (più usuale per il poema epico che per la canzone) è l’esempio più chiaro di questa idea: la carovana rappresenta il senso della storia dell’umanità, la vita che scorre con un ritmo lento e faticoso e raggiunge un obiettivo che non è neppure noto in partenza. Così come La Rosa filosofale, brano di chiusura, che affida poche parole, quasi esoteriche, a una musica introspettiva, meditativa. E la musica in quel caso si eleva a preghiera, intensa, bellissima. L’altro terreno è la critica sociale, che diventa invettiva aspra e a volte sfiora il qualunquismo (non basta il ritmo swing a regalare un po’ di ironia a Paese di finti) o la retorica (Non c’è più limite, che se non fosse per l’ottimo arrangiamento e l’interpretazione sentita di Cammariere, si potrebbe ascrivere a un pop melodico di tutt’altro spessore). Per questo, tra i brani più riusciti, ci sono i due strumentali, Varanasi e La forcella del rabdomante (in cui Sergio Cammariere libera la sua espressività più pura) o quelli nati senza pretese di originalità: Insensata ora e I quadri di ieri, melodie classiche, supportate da un pianoforte energico e un’orchestra d’archi, e che ci restituiscono anche quelle intense interpretazioni vocali che ben conosce chi ha avuto il piacere di ascoltare il cantautore dal vivo.

Scritta da Nicola Cirillo


Tracklist:

* Carovane
* Insensata ora
* Senti
* Senza fermarsi mai
* I quadri di ieri
* La mia promessa
* Non c'è più limite
* Varanasi
* Paese di finti
* Storia di un tale
* Tre angeli
* La forcella del rabdomante
* La rosa filosofale

Popon consiglia l'ascolto di La rosa filosofale!

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