I mistici dell'Occidente
Scritto da Vyncent Valo
Lunedì 12 Aprile 2010 00:00
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Baustelle su Popon
Warner Music

È impegnativo, su. Avvicinarsi ad un disco dei Baustelle (causa recensione, per di più) è decisamente impegnativo. Sì perché ci sono certi personaggi della scena musicale che negli anni hanno acquistato una certa aura artistica, uno di quegli status da intoccabili che se ti capita – volontariamente o meno – di scalfire, beh, non ci fai una bella figura. Ora, appurato che Francesco Bianconi & Soci rientrano inevitabilmente in questa schiera (vedi una discografia palesemente sopra la media italiana), che cosa si può scrivere del nuovo I mistici dell’Occidente? Un giudizio che più scontato non si può, arrivati a questo punto: un album impeccabile. E non è affatto per seguire la traiettoria semi-imposta di cui prima, no. Impeccabile lo è per davvero, i punti forti ci sono. Almeno un paio. Giochiamo? Vai, partiamo dai tecnicismi e da un nome: Pat McCarthy. Sì, proprio quel Pat mMcCarthy che c’era dietro Accelerate degli R.E.M. e Ray of Light di Madonna (mica le mani in pasta ce l’aveva solo William Orbit, lì). Il produttore irlandese ha teso le corde del trio, aizzando un po’ di rock su quelle melodie d’annata a loro tanto care. E questo fa un gran bel bene. Prendete La canzone della rivoluzione oppure Groupies. Una rincorsa western, quest’ultima, senza affanno dove la penna di Bianconi, in forma perfetta, disegna – più che le aitanti adoratrici del titolo – una femminilità sì decadente, ma tenera, empatica. Ed ecco l’altro punto, allora: Francesco Bianconi è un bravo autore, niente da fare. In San Francesco prende l’aureola del giovanotto di Assisi e ne fa un hula hoop in cerca dell’equilibrio perfetto, tra forma spirituale e sostanza di carne viva (“Sono a terra, sarei santo se ignorassi te”). Poi si toglie il saio e allaccia le bretelle di novello ragazzo della via Gluck e ripensa a Le rane, in preda ai ricordi stagnanti di un’amicizia sconnessa dalla fuliggine degli anni (“L’ultima volta che ti ho salutato poi sono scappato nel cesso di un bar ed ho pianto sul tempo che fugge e su ciò che rimane”). Ancora, nell’arioso singolo Gli spietati si ribella, con la musa e compagna di gruppo Rachele Bastreghi, ai dettami di un amore banale, mentre prende atto dei resti di un sentimento alla deriva sulla spiaggia deturpata di Follonica, tra “cicche e collant, penne Bic, lische e caffè, Tampax e qualche Hatu”. E se pure tendono, i Baustelle, a strapparti un sorriso inevitabile con parole ad effetto (“Ci salveremo disprezzando la realtà e questo mucchio di coglioni sparirà”, da I mistici dell’Occidente) poi ti fermi, ti dici “cacchio ti ridi”, e pensi che in fondo hanno maledettamente ragione. Non è l’effetto, è la realtà. Certo, la visione generale non è da bicchiere mezzo pieno, ci siamo. Si fa presto a parlar male, a lamentarsi sempre e comunque, vero? Ci ri-siamo, di nuovo. Ma se è questa la banalità fatta musica, per favore, riempitevene le orecchie. Senza impegno, che alla fin fine viene pure facile.

Scritta da Vyncent Valo


Tracklist:

* L'indaco
* San Francesco
* I mistici dell'Occidente
* Le rane
* Gli spietati
* Follonica
* La canzone della rivoluzione
* Groupies
* La bambolina
* Il sottoscritto
* L'estate enigmistica
* L'ultima notte felice del mondo

Popon consiglia l'ascolto di Gli spietati e Groupies!

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