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Universal Annunciati da squilli di trombe, scomparse nel precedente album, riecco gli Africa Unite in perfetto stile Africa Unite. Ed è un’oasi di benessere la loro riconoscibilità, in un mondo musicale in cui tutti i grandi nomi aumentano le copie ma perdono inevitabilmente lo stile. Loro invece, stakanovisti: mai ripetitivi ma sempre fedeli a se stessi. Già, che ne abbiamo visti fin troppi negli ultimi di musicisti finto-esotici e alternativi diventare prima o poi specchietti per le allodole da ipermercato, prendere cantonate musicali incredibili, mollare tutto e partire per le tangenziali del pop o le discese di certa musica da classifica. Non prendono esempio da Bunna, Madaski e soci, che da trent’anni dopo sono ancora qui a dimostrarci che se col tempo certe musiche alternative si assottigliano fino a normalizzarsi, altre si fortificano e fanno anticorpi, alzando steccati insormontabili ai colpi del mercato. Così. come i loro capelli rasta, che crescono e si attorcigliano ma non fanno altro che aggiungere nuova materia a un divenire incapace mutazioni, anche il loro Rootz (disco numero quindici, alzata di cappello) non può che essere una bella riscoperta. Così denso di pezzi nati per rimanere appesi ai nostri ricordi, come Così sia , duro sberleffo all’omofobia di certi colleghi più autentici, o la bellissima Il movimento immobile inno ambientalista concreto, realista e poco sognatore, in cui la coppia artistica pinerolese da di nuovo il meglio di sé. E se brani come Music ‘n’ blood (e relativa coda dub: Blood ‘n’ dub , oppure l’antisingolo scelto per le radio, Cosa resta, sono perfetti per creare un collegamento diretto con album storici come Un sole che brucia o Vibra, a segnare l’ennesima maturazione ci pensano brani come Mr. Time, in cui sottopressione questa volta vanno le religioni, tutte: dal rastafarianesimo al cristianesimo, accusate di una certa attenzione verso il futuro e l’annichilimento del presente. Il risultato è un disco piacevole e intelligente, che sa farsi ascoltare, ballare, riflettere, composto da brani confezionati con cura, figli naturali e non indotti (almeno così pare) dalla fretta del mercato. Capaci infine, e non è poco dopo trent’anni, di scaldare in pochi attimi il pubblico dal vivo. Ballare e pensare, questo il connubio rimasto come nuovo. Ancora una volta gli Africa Unite sono capaci di incidere nella realtà a ritmo di reggae, con tagli netti e ferite dolorose, ma necessarie. Che le radici sono forti, la pelle guarirà, e la cicatrice sarà il bellissimo ricordo di un’altra, piccola vittoria. Lunga vita agli Africa Unite. Scritta da Simone Arminio Tracklist: * Così sia * Sensi * Music ‘n’ blood * Blood ‘n’ dub * Here and now * Mr. Time * Sì * Pon di phone * Reality * Il movimento immobile * The lady * E dub sia * Cosa resta PopOn consiglia l’ascolto di Il movimento immobile! Vai alla pagina degli Africa Unite Vai alle altre Recensioni Condividi |
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Scritto da Simone Arminio
Martedì 27 Luglio 2010 00:00
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