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Carosello Records II Timoria a modo loro hanno segnato parte degli anni novanta ed è anche una delle poche band che, in questi tempi di crisi anche musicale, non ha tentato un goffo tentativo di reunion. Da una parte Francesco Renga, che uscì dalla band nel 1998, dall’altra Omar Pedrini, fondatore e autore della maggior parte dei testi del gruppo. Pedrini che con alti e bassi, silenzi e ritorni, è nella musica dal 1986, e ventiquattro anni di esperienza cominciano a farsi sentire. Vent’anni racchiusi in questo La capanna dello zio rock, uscito per la Carosello lo scorso 22 giugno, primo vero best della sua carriera che contiene davvero il meglio della sua vita musicale più due inediti, Zio rock e Il figlio del vento, il secondo colonna sonora de “Il figlio più piccolo” di Pupi Avati. Quello che stupisce di più di questo lavoro è la capacità e l’istinto di Pedrini nell’adattare la propria voce ai brani, il chitarrista e compositore bresciano qui si fa ancora più interprete di quello che è mai stato. Plasma ed ammorbidisce la voce nei testi più intimi e graffia in quelli fatti da schitarrate e melodie più incalzanti. I brani dei vecchi Timoria sono rivisitati, alcuni spingendo di più su una sensazione di malinconia, altri affidandosi alla forza di chitarre e batteria, Sangue impazzito e Senza vento sono i perfetti esempi rispettivamente dell’una e dell’altra. Verso oriente emoziona ancora come diciassette anni fa quando la interpretava Eugenio Finardi, Via padana superiore è pieno stile anni novanta, con quell’atmosfera impalpabile e la tematica dell’incertezza e dell’inafferrabilità del futuro tipica della band bresciana. Sole spento non perde nulla anche in questa versione più rockeggiante, rimane quel meraviglioso brano generazionale che è stato. Genova è suggestiva ed intensa, Non è divertente introdotta dal riff riconoscibile di Sweet home Alabama non perde la sua carica e Ragazzo non aver paura più ritmata dell’originale chiude l’album. Accanto ai brani dei Timoria ci sono poi quelli della carriera solista, c’è Lavoro inutile col quale Pedrini vinse il premio per il miglior testo nel Sanremo 2002, c’è La follia, ballad scritta inizialmente per Vasco Rossi (e proprio alla voce del Blasco sembra avvicinarsi) e Shock, fortunato singolo dell’album Pane, burro e medicine del 2006. Tornando indietro per un istante, al brano d’apertura Zio rock, la sua bella irruenza sembra essere l’emblema di questo lavoro; un disco di chi aveva forse bisogno di racchiudere insieme esperienze, anni, momenti musicali distanti per osservarli da lontano; un disco di chi sembra divertirsi ancora molto a fare rock, di chi lo fa però con quella leggerezza e quel po’ di distacco che non sono per nulla tipici del “mestiere”, che non si traducono in una poca passione ma che anzi affascinano e meritano stima. Pedrini ora è molto lontano da quello che i Timoria furono, è nella sua campagna, legato alla sua terra e ai suoi valori, sembra un uomo che forse ha trovato uno sprazzo di felicità. Così, a quattro anni dal suo ultimo disco di inediti, crediamo sia arrivato il momento per lui di condividere nuove parole e nuove canzoni, per farci arrivare un po’ di quella saggezza, musicale e di vita, che ha saputo conquistare. Scritta da Giulia Zichella Tracklist: * Zio rock * La follia * Senza vento * Sangue impazzito * Mandami un messaggio * Lulù * Lavoro inutille * Un altro giorno senza te * Verso oriente * Shock * Casa mia * Il figlio del vento * Via padana superiore * Sole spento * Genova * Bella bambolina * Non è divertente * Ragazzo non aver paura Popon consiglia l'ascolto di Sangue impazzito e Sole spento ! Vai alla pagina di Omar Pedrini Vai alle altre Recensioni Condividi |
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Scritto da Giulia Zichella
Mercoledì 14 Luglio 2010 00:00
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