S.C.O.T.C.H.
Scritto da Giulia Zichella
Lunedì 09 Maggio 2011 00:00
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Daniele Silvestri su Popon
Sony Music, 2011

Ha fatto passare cinque anni Daniele Silvestri prima di tornare sulle scene musicali con un nuovo album. Cinque anni davvero ben spesi dato il risultato. Un album, dal titolo stravagante S.C.O.T.C.H., che racchiude in sé molta della storia compositiva di Silvestri e che somiglia alle due anime del cantautore: quella sociale, con lo sguardo critico verso le cose del mondo, e quella più intimista e individuale, che sa raccontare piccole storie quotidiane. E questo stare in bilico tra la descrizione di un paese allo sbando e il racconto delle difficoltà emotive di vita personale è proprio ciò che ci piace di questo lavoro discografico. C’è una narrazione quasi cinematografica che lega tutti i brani del disco e che riesce a passare da istantanee di emotività individuale a dissacranti immagini di vita sociale. E’ forte la critica alla società odierna e ai suoi protagonisti, senza banalità o retorica, con lo sguardo ironico e diretto che Silvestri ha sempre avuto, lo è in Precario è il mondo, in Questo paese, in Monito®; e forte è anche la sua ormai proverbiale voglia di giocare con le parole, di divertirsi nel scoprirne un senso nuovo, lo è molto ne La chatta con la simpatica collaborazione di Gino Paoli, lo è nel brano Cos’è sta storia qua. E poi accanto a tutto questo c’è la propria vita, le struggente intimità di brani come In un’ora soltanto o Le navi. A fare da ponte tra queste due distinte anime, quella con lo sguardo rivolto verso l’esterno e quella che mette l’io al centro del racconto, ci sono brani come Ma che discorsi e Sornione. Il primo incentrato sulla capacità di rallentare, cambiare strada e svoltare l’angolo per potersi meravigliare di ogni piccola sorpresa, e il secondo, in coppia con l’amico Niccolò Fabi, emblema di una difficoltà nell'affrontare la verità, con il dolore che spesso questa si porta dietro, la sincerità che va di moda “solo quando è urlata in televisione” e che invece va nascosta dietro risposte preconfezionate ai tanti “come stai?” che si ricevono quotidianamente. Musicalmente il disco si muove nei confini tanto cari a Silvestri, dalle ballate al sound mediterraneo-sudamericano, al quale si aggiunge un po’ di ska della traccia L’appello, il pianoforte melodico di Stefano Bollani e anche un po’ di raggae nel brano che dà il titolo all’album. Tutta questa varietà di temi e suoni diventa il nodo centrale di questo disco e ne è la caratteristica più lodevole. Sono proprio le tante sfumature, le sue tante facce, a farlo sembrare un piccolo diamante grezzo e nel tenerlo in mano si fa fatica a dire quale faccia sia più bella e brilli più dell’altra.

Scritta da Giulia Zichella


Tracklist:
* Le navi
* Sornione
* Cos'è sta storia qua
* Fifty-fifty
* Acqua stagnante
* Precario è il mondo
* La chatta
* Io non mi sento italiano
* Monito®
* Ma che discorsi
* Acqua che scorre
* Lo schotch
* L'appello
* Io un'ora soltanto
* Questo Paese

Popon consiglia l'ascolto di Ma che discorsi e Sornione!

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Commenti  

 
0 #1 nicola 2011-05-09 10:05
Io ammiro moltissimo Daniele Silvestri, e anche in questo album mi colpisce la genuinità, la forte chiarezza espressiva. Però lo sento un po' giù di tono, quasi come se assorbisse la povertà culturale in cui siamo immersi e non riuscisse a dare una risposta. Anche per la "chatta", appena ho cominciato ad ascoltarla, mi sono chiesto "e che gli è venuto in mente?": va bene il divertissement, ma qui siamo davvero molto molto leggeri. L'intervento di Paoli, devo dire, che l'ha salvata!
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