Tra l’aratro e la radio
Scritto da Gerardo Larosa
Lunedì 23 Giugno 2008 10:25
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Max Gazzé su Popon
OTRlive

Max Gazzè è abituato, da dieci anni a questa parte, a stupirci: sperimentazione e testi molto curati sono i suoi punti forti. Dopo l’ottimo riscontro da parte della critica e del pubblico a Sanremo con la canzone Il solito sesso, arriva nei negozi di dischi Tra l’aratro e la radio, un album non facile, ma accolto con entusiasmo anche dai più giovani. Grazie al traino del Festival nazional-popolare, ha potuto proporre al pubblico undici nuove canzoni, alcune scritte con il fratello Francesco, suo storico paroliere, e altre con Gimmi Santucci, amico e papà come lui (si sono conosciuti mentre aspettavano i figli all’uscita di scuola). Quello che salta subito all’occhio è il cambio di rotta intrapreso in seguito a questa nuova collaborazione: i testi di Santucci appaiono più delle poesie del filone ermetico, adattate con maestria da Gazzè e in seguito musicate. Per i più esperti, alcuni testi strizzano un po’ l’occhio all’accoppiata Panella-Battisti, ma con un’attenzione più per le tematiche sociali e spirituali. Il tema dell’album è racchiuso nel titolo, Tra l’aratro e la radio, che secondo gli autori si riferisce al ventesimo secolo, in bilico tra la società agricola e quella tecnologico-industriale. La nostra era, spinta da un progresso inarrestabile, durante tutto il Novecento ha visto l’uomo artefice di scoperte e invenzioni, come mai non era successo in precedenza nella storia (si pensi alla nascita della fotografia, il telefono, l’elettricità, la radio, il cinema, l’aeroplano, ecc) e tutto ciò ha permesso all’arte di poter essere fruita non solo da pochi eletti, ma da un pubblico di massa, grazie alla riproducibilità tecnica. Tutto quindi ha più facilità di diffusione e trasmissione con i suoi pro e i contro. La prima traccia del Cd, L’evo dopo il medio, racchiude la poetica del nuovo duo Gazzè-Santucci: si parla di un nuovo diluvio universale, in cui potremo trovare la salvezza da un progresso che ormai non ci rappresenta più come individui. Il tutto è esplicitato nel testo da figure retoriche, allitterazioni, assonanze e, in musica, da una potente chitarra elettrica, suonata da Carmen Consoli, impegnata anche nei cori, con l’amica Marina Rei. Il tono apocalittico è affidato all’organo Hammond del maestro Clemente Ferrari. Altre canzoni da segnalare sono: Siamo come siamo, atto d’accusa nei confronti della società dell’apparenza; la psichedelica Mostri, che descrive gli ostacoli e le paure da affrontare per il raggiungimento di una serena e appagante esistenza; Elogio alla sublime convivenza, inno all’amore coniugale (bellissimo il refrain: “Quando verranno/Gli anni dei ricordi/Ci troveranno ancora uniti e forti/Sereni per quel noi siamo stati/Per quello che saremo”); Il mistero della polvere (così in cielo come in terra), con un giro di basso sempre costante, che esprime magnificamente la ciclicità delle nostre vite, in sintonia con i cicli della natura, e Camminando piano, con la collaborazione di Marina Rei alla percussioni.

Scritta da Gerardo Larosa


Tracklist:

* L'evo dopo il medio
* Il solito sesso
* Siamo come siamo
* L'ultimo cielo
* Crisalide
* Mostri
* Elogio alla sublime convivenza
* Camminando piano
* Tornerai qui
* Il mistero della polvere
* Vuoti a rendere


Popon consiglia l'ascolto di L’ultimo cielo!

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