Lo strabismo di Venere. Voglio partire da una caratteristica fisica che, con questo disco, più di qualcosa ha a che vedere. Non che la bellissima Fiorella Mannoia abbia questo piccolo difetto agli occhi, difetto che spesso dota di fascino chi lo ha. È affascinante, anche in virtù di una voce importante, capace di colorare anche le canzoni più grige e di dar loro vita, capace di mannoizzare tutto, chi ha sentito la sua versione della Sally di Vasco Rossi sa di cosa sto parlando, ma non ha
Tredici anni dopo la più che dimenticabile Amami LaraEugenio Finardi decide di festeggiare in anticipo il suo compleanno tornando al Festival di Sanremo e regalando(si) un triplo cd intitolato Sessanta, come i suoi anni, che racchiude trentatré canzoni. Un ritorno insolito quello sul palco dell'Ariston, non nelle vesti di cantautore ma in quelle di editore indipendente e interprete del brano di Roberta Di Lorenzo E tu lo chiami Dio, brano che affronta il tema dell'individuo
Evoluzione della specie 2 è la riedizione dell’album Evoluzione della specie (2011) che prevede, oltre agli undici brani già conosciuti, tre inediti e un brano cantato da Dolcenera in compagnia di Professor Green, sulla scia della collaborazione sanremese che li ha visti duettare in una grintosa My Life is Mine, la Vita spericolata di Vasco Rossi. Pop in senso stretto, of course, leggero, orecchiabile e con qualche eccezione. Ma andiamo con ordine. Dolcenera sfodera un timbro deciso
Sogno N°1, il disco che propone alcune canzoni di Fabrizio De André, riprese in chiave orchestrale da Geoff Westley con la London Symphony Orchestra, è stato completato "in tutta fretta" come ha dichiarato Dori Ghezzi. E questo ha impedito, ad esempio, altre soluzioni musicali, come - pare - la partecipazione di Ivano Fossati. Il fatto che l'aspetto commerciale del progetto sia preponderante rispetto a quello artistico, dunque, non è solo un sospetto.
Tralascerei di discutere del business, se non per una precisazione: l'opera di Fabrizio De André dovrebbe essere considerata patrimonio universale. Bocca di rosa e La guerra di Piero,
Se qualcuno pensa che Mauro Ermanno Giovanardi sia stato la vera anima dei La Crus, dovrebbe ascoltare questo primo disco solista di Cesare Malfatti, scritto in collaborazione con Alessandro Cremonesi (la terza mente della band milanese), per potersi ricredere. Dopo lo scioglimento dei La Crus, Malfatti non è rimasto con le mani in mano, bensì ha partecipato a diversi progetti, tra i quali gli Amor Fou e i Sem’bro (con Stefano Ghittoni e Dodo Nkishi). Ora, forse un po’ a sorpresa, è uscito questo disco solista, che porta il suo nome
Il dinosauro si è svegliato. Forte e possente, sebbene invecchiato, poiché vent’anni in più non sono per niente pochi: è il tempo ideale per costruire una carriera o disfarla. Prima di tutto, infatti, Grande nazione, prova concreta dei Litfiba post-reiunion, è la testimonianza di uno scampato pericolo. Molte e disparate le pieghe che avrebbe potuto prendere e non ha preso. Le elenchiamo nell’ordine. Poteva attingere dal patrimonio recente di Pelù e Renzulli, fatto di album
Non stiamo a interrogarci sull’esistenza o meno di altre forme di vita, di posti lontani, immaginari o reali, stiamo constatando la presenza – tra di noi, magari più vicino di quanto pensiate – di alieni. Prendi Mina e i suoi lavori, focalizzando l’attenzione su quest’ultimo scorcio di produzione discografica (Facile del 2009 e Caramella del 2010), prendi Piccolino nello specifico. Al di là dell’assist che ci può fornire una copertina dalle forme marziane (che poi è forse l’aspetto meno riuscito
Quando vinci una targa Tenco e ti ritagli un bel posticino tra i nomi che ricorrono sempre quando si parla di musica d’autore in Italia, quella migliore, quella che scavalcherà la linea del tempo, magari ti potrebbe venir voglia di fermarti in quel posticino, di guardarti intorno soddisfatto, fermarti e smettere di camminare.
Ecco, Gianmaria Testa con questo Vitamia ha lasciato quel posticino e, semmai si fosse fermato anche solo per un attimo a osservare, si è rimesso in cammino. I
L’amore è una cosa semplice è il titolo del nuovo lavoro in studio di Tiziano Ferro, il quinto per gli almanacchi, ma anche un’affermazione che nella suo essere diretta e senza indugi nasconde una complessità di ragionamenti e significati difficilmente districabili. L’amore è materia multiforme, soggetta a variazioni e definibile in più modi, a seconda dell’inquadratura e del regista che ne vuole descrivere le peculiarità. Il cantautore di Latina prova a esprimere la propria versione sull’argomento
I 99 Posse sono rinati, evviva i 99 Posse. Lo gridavamo sinceri il giorno in cui sono tornati su un palco e lo facciamo tuttora. Anche se questo Cattivi guaglioni (Novenove / Artist First) non è tutto oro, nonostante luccichi. E anche se lo sguardo fisso su di un presente troppo presente (si parla di Primavera araba, di Tav in Val di Susa e di San Precario) non ha lasciato tempo a una ricerca musicale più propositiva e matura. I Novenove, insomma, sono in upload e “cercano tiempo”.
Mi trascino questa recensione da un po', da ottobre precisamente, cioè da quando Sartoria italiana fuori catalogo di Pilar è stato messo in commercio. E la trascino perché questa volta sto facendo un po' di fatica a cogliere il confine tra la stima per l'artista e l'entusiasmo per questo suo secondo disco. Non lo vedo questo confine, allora ho deciso che non c'è. E non c'è perché ho imparato a stimare Pilar grazie alla sua musica (il suo primo disco Femminile singolare mi stregò) e al suo essere
ll progetto Rezophonic, collettivo di musicisti creato da Mario Riso, ha vari meriti: innanzitutto quello più “nobile”, che è anche il motivo per cui è sorto cinque anni fa: rendere disponibile l'acqua nei paesi africani in cui scarseggia; finora, coi i ricavi del precedente disco e le altre iniziative di raccolta fondi è già riuscito a creare 120 pozzi, tre cisterne e tre scuole. Nello stesso tempo sensibilizza l'opinione pubblica “occidentale” sul tema della scarsità delle risorse idriche, produce musica
E’ rocker, di quelli con i capelli lunghi; e l’aria da “maledetto” ce l’ha sempre avuta. Fin da quando sul palco del Festivalbar, costretto a cantare in playback, allontanava il microfono e con le mani in tasca guardava sfrontato la telecamera.
Gianluca Grignani anche adesso, a quarant’anni e con tre figli, continua a sembrare fortunatamente quel ragazzo lì. Non ne ha perso l’aria, l’atteggiamento, la voce, lo sguardo. Questo Natura umana è il suo nono album.
Bisogna dirlo subito,
Parlare del corpo delle donne di questi tempi è impresa ben ardua. Basti solo digitare sul motore di ricerca il titolo di quest'opera (Anatomia Femminile, Nda Press) per materializzare quintali di quelle immagini goderecce e lussuriose a cui lo spettacolo televisivo, sociale e politico ci ha ormai assuefatti. Ma il corpo delle donne non era stata una conquista? Lo era, certo, finché il troppo non ha stroppiato. Finché le immagini di seni, gambe, natiche e bocche lascive non sono arrivate a
Giorni fa parlavo con uno che ha scritto alcune delle canzoni di maggior successo degli ultimi quarant'anni. Un grande autore. Incuriosito gli ho chiesto come e quando, dopo aver scritto un brano, o magari proprio duranta la scrittura, capisse che una determinata canzone era adatta a uno determinato interprete, a quello e quello soltanto. Cinico che sono, conoscevo già la risposta, ma mi piaceva, per una volta, credere alle favole. Il tipo, di cui non faccio il nome per non distrarvi, mi
In origine, al tempo del Papa Re, le strade e le statue di Roma venivano omaggiate da Pasquino con le sue rime, con le sue invettive. Oggi, nell'epoca del Pastore tedesco (per dirla alla Manifesto maniera), quelle stesse strade sono attraversate da Alessandro Mannarino con le sue canzoni, le sue strofe. Finalista nel 2009 al Premio Tenco e al Premio Gaber con il disco d'esordio Bar della rabbia,la scorsa primavera Mannarino ha replicato l'esperienza discografica con un secondo
Bobo Rondelli è un cantautore sottovalutato. O almeno questa è l’idea di quelli che una valutazione del livornese ce l’hanno, e la loro non è certo una stima da poco, anzi. Questo perché sono venti anni che Rondelli crea musica di spessore, puntellando le sue canzoni con testi che oscillano tra letteratura e poesia, spesso avvolti da melodie in chiaroscuro, poco inclini alla facile fruibilità, tese come lance verso un pensiero sempre elevato e dal peso specifico non indifferente.
Il mondo visto attraverso gli occhi di Bugo ha una luce tutta particolare: quella di chi ha trovato un rimedio alla miopia e finalmente vede le cose per quelle che sono. L’ordinario al di là dell’ordinario: quell’ “essenziale invisibile agli occhi” che a un certo punto della vita semplicemente si disvela. In Nuovi rimedi per la miopia, l'ultimo nato di casa Bugo, c’è questo e di più. In lavorazione già dal 2009 e anticipato dal singolo I miei occhi vedono, questo è un disco della maturità personale e
Lanciamo un appello politico: dopo l’uscita di Io tra di noi, l’allegro-malinconico Giuseppe Peveri (per brevità chiamato Dente) potrebbe a buon diritto candidarsi a portavoce della Leva cantautorale degli anni Zero. Lo diciamo, ma in realtà non lo vorremmo. Poiché, nonostante l’Italia, sarebbe ormai tempo di fornire a lui e ai suoi (nostri) coetanei un presente finalmente più qualificato. Siamo ancora disposti a parlare di esordienti da tenere d’occhio, e se si, fino a quando?
L'ascolto di Senza titolo, il nuovo album di inediti di Luca Carboni può far sperimentare una specie di déjà-vu, non solo per le atmosfere sonore, legate per lo più all'uso della programmazione negli arrangiamenti (molto in voga nel periodo di maggior fecondità e successo del cantautore bolognese) e non solo per il ritorno di quel “doler cantando” con cui ha caratterizzato la sua interpretazione, ma soprattutto per il linguaggio semplice, poco costruito con cui aveva fatto breccia nel cuore dei