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SonyBMG
Quanto può una voce, che gran potere ha, va oltre le parole che pronuncia, oltre i suoni che emette. Va dove i concetti espressi non arrivano. Quanto stupore offre l’ascolto di una voce carismatica, usata da chi ha dalla sua un’elevata dote interpretativa. Una voce scavalca persino una canzone, se appartiene a Fiorella Mannoia. Ecco l’ennesima prova di sublime interpretazione, anche lì dove c’è poco da interpretare, perché Il movimento del dare è nel suo insieme un disco valido e raffinato, ma se poi ti addentri nell’ascolto, ti accorgi che le canzoni forse mancano o semplicemente impallidiscono davanti alle capacità di chi le canta. Eppure lo stuolo di autori accorsi è di assoluto vanto e pregio: Ivano Fossati, Franco Battiato, Ligabue, Bungaro, Tiziano Ferro, Pino Daniele, Jovanotti e il fedele Piero Fabrizi, che ha anche firmato produzione e arrangiamenti, come solito. Tutti menestrelli d’alto rango al servizio di Madame Mannoia, ma seppur tutti hanno dato prova di altezza e competenza, non si è raggiunta nell’insieme la qualità degna di storia. Sette anni di attesa per questo nuovo disco di inediti, senza superare il livello del precedente lavoro, Fragile, che resta a oggi una delle migliori prove inedite della cantante romana. Tre su tutte le canzoni che meritano, però, di essere menzionate in questo nuovo disco: la title track innanzitutto, scritta da Franco Battiato (e Manlio Sgalambro) e con lui eseguita in duetto, una prova di elegante scrittura, concettualmente ricercata e d’atmosfera al limite del trascendente. C’è poi l’apripista Io posso dire la mia sugli uomini, firmata da Ligabue e forse troppo vicina al suo stile, ma anche qui le doti della Mannoia non hanno faticato molto a donarle caratteristiche nuove e personali, tanto da essere percepita dai critici come la versione matura di Quello che le donne non dicono, scritta per lei nel 1987 da Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone; e a ragione. E per concludere la triade ecco Fino a che non finisce, scritta da Bungaro e Pino Romanelli, delicata prova compositiva che più delle altre somiglia alla sua interprete, e qui il livello si alza necessariamente e per fortuna. Forse una menzione la meriterebbero anche Pino Daniele e la sua Capelli rossi, se non fosse per quel già sentito che aleggia nel ritornello e per la sua garbata lentezza. Peccato, invece, per Ivano Fossati, che con La bella strada ha decisamente perso un’occasione per mettere a segno un altro successo d’autore, anche se quel “le parole d’amore non dette, che spreco” resterà. Piacevoli, poi, le prove di Jovanotti (Io cosa sarò) e Tiziano Ferro (Il re di chi ama troppo), ma neanche tanto da convincere. Coerenti con il suo riconoscibile stile, infine, i brani di Piero Fabrizi, che ben si amalgamano a tutto il resto del disco, complice un arrangiamento che si insinua in tutte le tracce, non sempre opportunamente. Quello che resterà de Il movimento del dare è sicuramente l’evento in sé: un tutti insieme appassionatamente per una causa vincente. Che poi non si sia vinto niente resta forse un dettaglio. Scritta da Paola De Simone Tracklist: * Io posso dire la mia sugli uomini * La bella strada * Il movimento del dare * Primavera * Il re di chi ama troppo * Fino a che non finisce * Io cosa sarò * Cuore di pace * Capelli rossi * Sogno di ali Popon consiglia l'ascolto di Il movimento del dare! Vai alla pagina di Fiorella Mannoia Vai alle altre Recensioni |
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Scritto da Paola De Simone
Domenica 14 Dicembre 2008 00:00
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