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Materiali Sonori/Edel
Ecco un altro album di cover, nell'anno in cui tutti i principali artisti italiani - da Battiato a Carboni, passando per Mango e molti altri - hanno affrontato il mercato discografico ricantando brani altrui. Nel caso di Ginevra Di Marco però, forse non è il caso di recriminare. Perché Donna Ginevra, prosegue in realtà un viaggio iniziato in tempi non sospetti. Nel 2006, con Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre: album in cui, trasportata da un’immaginaria barca che gira il mondo di porto in porto, la cantante fiorentina interpretò alcuni brani popolari raccolti nei quattro angoli del mondo. Se quello era il viaggio, Donna Ginevra può considerarsi l’approdo. Poiché i brani proposti in questa nuova prova discografica non sono più semplicemente raccolti per il mondo e presentati al pubblico italiano. Piuttosto, rappresentano il risultato di un processo di assimilazione con cui Ginevra Di Marco, rafforzate le proprie radici musicali grazie ai suoni raccolti nel suo lungo viaggiare, può finalmente esprimere se stessa attraverso di essi. Dare il proprio nome a questo disco è allora in primo luogo una scelta esemplificativa. Poiché se l’origine dei brani presenti in questo album è riconducibile ancora una volta al mondo intero (Macedonia, Bretagna, Toscana, Campania, Cuba, Albania), la voce che li anima non è più quella di un’interprete, bensì di un’artista a tutto tondo, capace di esprimere accuratamente con parole altrui tutto il proprio essere. Donna Ginevra, insomma, questa volta sa davvero il fatto suo. Lo si coglie nello spessore regalato a ognuno dei brani scelti, riarrangiati poi in grande stile assieme ai musicisti di sempre: un eccezionale Francesco Magnelli (Litfiba, CCCP, CSI, PGR) al pianoforte, Andrea Salvatori alle chitarre e Marzio Del Testa alle batterie. Undici brani: struggenti, come Terra mia, omaggio alle radici e a Pino Daniele, o la popolare In maremma; leggeri (e sarebbero le uniche sacrificabili), come le canzonette rurali Le figliole e La malcontenta; sarcastici (è attualissima Il crack delle banche, canzone ottocentesca dedicata allo scandalo della Banca romana); energici (come il canto macedone Usti baba o quello bretone Au bord de la fontaine) e tutti marchiati indelebilmente dallo stile esuberante della cantante fiorentina. Un esempio per tutti è M’aggia curà, canzonetta da rivista napoletana, interpretata a suo tempo (1940) con godibile leggerezza da Nino Taranto, che in mano a Donna Ginevra diventa una superba e travolgente tammurriata, vera perla di stile, grinta e colore. Impossibile, a partire da oggi, riascoltare l’originale senza pensare a lei. Non è ciò che vorremmo da ogni cover? Scritta da Simone Arminio Tracklist: * Terra mia * Usti usti baba * M'aggia curà * Il crack delle banche * La maza * Io sì * Le figliole * La malcontenta * Au bord de la fontaine * Ali Pasha * In maremma Popon consiglia l'ascolto di M’aggia curà! Vai alla pagina dei Ginevra Di Marco Vai alle altre Recensioni ![]() |
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Scritto da Simone Arminio
Martedì 28 Aprile 2009 14:19
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