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Edel Non è chiaro il motivo per cui Carlo Fava abbia scelto Neve come titolo del suo nuovo disco. Due citazioni nel candido booklet (tratte da Andrea Zanzotto e Niccolò Ammaniti) provano a darci qualche indizio, ma senza aiutare più di tanto. Certo è che in queste nuove otto canzoni ci sono almeno due caratteristiche della neve: l’impalpabilità e la purezza. La prima, ad esempio, è legata a una certa leggerezza della scrittura, all’impossibilità di riferirne la trama e il finale (che si percepiscono solo intimamente), la seconda è correlata all’esecuzione strumentale affidata esclusivamente alla viola di Danilo Rossi e al pianoforte di Cesare Picco, che ripercorrono un suono essenziale, ma ricco, come solo la musica classica riesce a produrre. Lezioni di tenebre è la canzone che ha il compito di introdurre al nuovo disco: una bellissima e languida dichiarazione d’amore per i libri e per quel piacere serale della lettura; lontana anni luce dai toni polemici e teatrali dell’Italia non legge contenuta nel precedente album L’uomo flessibile. Lezioni di tenebre ci riporta alla mente i personaggi di Dostoevskij e le atmosfere kafkiane, aiutata da un accompagnamento che ricorda proprio la grande musica dei compositori russi del novecento. Un’atmosfera crepuscolare che diventa invece tenebrosa nel brano successivo La pratica del salasso: un racconto di sangue, tra personaggi onirici, barbieri, bambini, assassini. La sensazione di cupezza è resa più vorticosa da un ritmo incalzante, circense, che a tratti ricorda la bella interpretazione di Tosca nel Terzo fuochista. Carlo Fava non ha la potenza vocale e l’estensione della voce di Tosca, ma non ne ha bisogno, perché proprio in questo brano emerge maggiormente la sua straordinaria capacità interpretativa: “C’è un assassino nascosto nel bosco / brilla la lama lo riconosco / brilla la vita brilla la lama / notte di lucciole per chi si ama / brucia il coltello brucia la gola / donna che fugge col sangue che cola”. La sua voce ci accompagna per quei boschi, dà luce alla lama, scandisce con perfezione gli attimi di fuga. Quasi il sogno o meglio il delirio della notte, naturale effetto della lettura tenebrosa appena fatta. Ma c’è ampio spazio per la vita vera, oltre che per le scene lette e sognate; è il caso di Baby, attraverso cui Carlo Fava confida la costruzione di una relazione tra casualità, desiderio e strategie amorose; o come la bellissima Naso che cola, in cui si immedesima in un personaggio femminile e dà vita a un testo che si presta a varie interpretazioni: tra amore e peccato, tra desiderio e privazione, tra contraddizioni esplicite e determinazione, prevalgono i sentimenti della vita e della morte. Otto canzoni in tutto, scritte a quattro mani con Gianluca Martinelli, che scorrono troppo veloci, proprio come quando ci si appassiona a un libro e non si vorrebbe che finisse; così le ultime due canzoni, Scrivo e L’ultima, perfette e sincere, sono un esempio di scrittura musicale, esercizi di stile, regalati sul finale, ma quando la storia è già compiuta; più autobiografiche, raccontano qualcosa di più sull'artista e suggellano il disco con una firma inconfondibile. Scritta da Nicola Cirillo Tracklist: * Lezione di tenebre * La pratica del salasso * Baby * Il merlo * Naso che cola * Terrazza belvedere * Scrivo * Ultima PopOn consiglia l'ascolto di Naso che cola! Vai alla pagina di Carlo Fava Vai alle altre Recensioni ![]() |
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Scritto da Nicola Cirillo
Martedì 01 Settembre 2009 00:00
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