Sognando contromano
Scritto da Michele Monina
Martedì 29 Settembre 2009 08:00
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Neffa su Popon
Sony Music

Recensire un album di Giovanni Pellino, in arte Neffa, è, per chi scrive di musica, un’esperienza interessante, di quelle che può riservare non poche sorprese. Se infatti il panorama italiano ci ha abituato negli anni ad artisti legati cronicamente al loro medesimo canone, abbandonati da critica e pubblico nel momento che osano lasciare la strada maestra (si guardi all’ultima Carmen Consoli per capire), quasi costretti a ripetersi a ogni prova, come vittime della mitologia greca, l’artista in questione, nel corso di una carriera che è iniziata ormai negli anni ottanta, ha attraversato, sempre con un certo successo, tutto l’arco costituzionale della musica italiana, cominciando dall’hardcore e arrivando dove è oggi. Ecco, trovandomi io nella necessità di recensire Sognando contromano, potrebbe venirmi utile sapere dove, in effetti, Neffa si trovi a pascolare oggi, tanto per capire in che prato mi trovo. In altre parole: cosa è esattamente Neffa? Un cantautore? Un soul singer? Un rapper prestato alle canzoni, come l’ultimo Kanye West? Neffa è tutto questo e molto di più. Prima batterista dei Negazione, poi rapper nella crew seminale dell’Isola Posse Allstar e dei Sangue Misto e anche in versione solista, infine cantante di canzoni dai sapori black ma anche modugnani (si pensi a Passione, contenuta nella colonna sonora del must “Saturno contro” o alla sanremese Ore piccole, in cui giocava quasi a fare il crooner). Insomma, Neffa non si è mai fermato sugli allori, sfornando canzoni entrate nel patrimonio comune come Aspettando il sole (in compagnia di un Giuliano Palma pre-BlueBeaters) o La mia signorina (inno all’uso delle droghe leggere, dai più confusi per una canzone d’amore), ma spingendo sempre altrove il suo obiettivo. Ora, le undici canzoni che compongono il nuovo album, a partire dal singolo apripista Lontano dal tuo sole, non fa che confermare quanto già risaputo. Il songwriting è sempre all’altezza della situazione. La volontà di piegare il genere soul all’idioma italico è sempre centrato. Ma, come in tutte le storie che si rispettino, c’è un ma, anche stavolta. Neffa, uomo, ricordiamolo, che più di ogni altro ha dato al rap italiano, con il suo gergo fatto di “chico” e “guaglioni”, sta al canto, come Gigi D’Alessio sta alla simpatia. L’essere un cantante italiano, paese del bel canto, innamorato della black music (che di bel campo è nutrita), lo pone in una situazione paradossale, di chi sa scrivere canzoni di ottimo livello, ma non sempre le sa interpretare come dovrebbe. Non ce ne voglia, Neffa, che come ha avuto modo di dichiarare ultimamente ripone in questo lavoro parte del suo destino (dall’esito di questo album, sembra di capire, dipenderà il suo continuare o meno in campo musicale), da un protagonista assoluto quale era, innovatore nel rap come nessuno prima né dopo di lui su patrio suolo, ci si aspetta, legittimamente, qualcosa di più. Non dico virtuosismi alla Demetrio Stratos, ma timbri e toni degni di chi si definisce cantante. È ovviamente pacifico che non si tratta del solo cantautore con più talento nella penna che nella voce, ma da chi ha sfiorato la perfezione ci sentiamo in diritto di aspettarci solo la perfezione.

Scritta da Michele Monina


Tracklist:

* Distante
* Lontano dal tuo sole
* Qualcosa di più
* Solo così
* In un sogno
* Nessuno
* La mia stella
* Satellite
* Bellissima
* Giorni d’estate
* The Hill

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