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Ghost Records/Venus - 2009
Trovare successori ai mostri sacri è un’impresa rischiosa nella quale, si sa, spesso non ha senso cimentarsi. Non ha senso nel caso di Dente, nome d’arte di Giuseppe Peveri, musicista fidentino che per il suo ultimo album, L’amore non è bello, troppo spesso è stato accomunato a Lucio Battisti. Inutile ammettere che alcune scelte, soprattutto nell’incipit del disco, ricordano la cifra del celebre autore. Il problema è che, sotto a un tale accostamento, anche il cantautore più apprezzato rischierebbe di andare a fondo. Meglio allora andare oltre, e analizzare i fatti con la testa sgombra di paragoni. Bastano in realtà pochi ascolti per scoprire che in L’amore non è bello, ciò che salta all’orecchio è tutt’altro che una somiglianza stilistica. Raggiunta la maturità al suo terzo album, Dente galleggia beato fra le sonorità e le tematiche che più ama, esaltandole con maestria attraverso gli arrangiamenti adatti: sapendo bene in che punto dar fiato alle trombe, quando onorare l’anima ritmica della sua chitarra, in che angolo sistemare gli strumenti imitati a bocca, un sospiro o uno sberleffo in sottofondo. Intuendo sempre quando è concesso un cambio di ritmo straniante, quando è il caso di sfumare un brano per adagiarlo sul rumore di fondo, e quando invece interrompere di colpo uno spiegamento di suoni per passare, come se nulla fosse, al brano successivo. Sono licenze compositive: piccole prepotenze un tempo concesse solo ai Beatles, o in Italia al Battisti più maturo (per l’appunto), e che oggi pur essendo alla portata di tutti ben pochi sanno di poter sfruttare. È un felice equilibrio creativo il suo, ben visibile anche nei testi e nei temi dei tredici brani che compongono l’album. Un impasto divertito di facilità compositiva, poesia del quotidiano e giusta dose di disincanto. L’amore non è bello, taglia corto Dente, spazzando via di colpo intere discografie di romantiche consuetudini. Al loro posto, ecco spuntare quei rapporti “normali” che purtroppo e per fortuna riempiono le nostre giornate. Come gli amori contrastati (in Sole o La più grande che ci sia), gli addii non voluti, digeriti con pungente sarcasmo e sottile malinconia (in Buon appetito e Incubo), le passioni nascenti (Vieni a vivere), i pensieri del risveglio (Voce piccolina), la spesa insieme al supermercato, le multe sui parabrezza e le serate in due. Impagabile, in questo senso, l’affaire Mazzolino, raccontato nell’omonimo brano: ci sono lui e lei, c’è la poesia del primo incontro, un locale allegro, poi la corsa verso casa, l’etilometro in agguato e l’appuntato Mazzolino, cui lasciare in custodia con ironica rassegnazione la patente, l’automobile e tutte le cassette del cruscotto. L’amore in fondo può andare anche a piedi. Non è questa, poi, la vita? Scritta da Simone Arminio Tracklist: * La presunta santità di Irene * Incubo * A me piace lei * Voce piccolina * Buon appetito * La più grande che ci sia * Sole * Parlando di lei a te * Quel Mazzolino * Sempre uguale a mai * Finalmente * Vieni a vivere * Solo andata Popon consiglia l'ascolto di Quel Mazzolino! Vai alla pagina di Dente Vai alle altre Recensioni Condividi |
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Scritto da Simone Arminio
Martedì 06 Ottobre 2009 09:29
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