Angoli nel cielo
Scritto da Michele Monina
Venerdì 20 Novembre 2009 12:00
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Lucio Dalla su Popon
RCA/Sony Music

Nel 1978, quando uscì l’album Lucio Dalla, quello tristemente noto per avere al suo interno l’ever-green L’anno che verrà (dico tristemente, perché quel brano, all’interno dell’album in questione, è probabilmente il meno bello, e ho detto tutto), ebbi, ancora bambino, la sensazione di essere di fronte alla bellezza. E, precoce che ero, ebbi anche la sensazione che la bellezza, in quanto tale, è un bene deperibile, o quantomeno irripetibile. E dire che era un’epoca in cui di capolavori ne uscivano parecchi, sicuramente molti più di quanti non ne siano usciti negli ultimi dieci, vent’anni. Molti, per altro, proprio a firma Lucio Dalla. Il perché io la prenda così alla lontana nel cominciare questa recensione non è un voler tentare di prendere tempo, no, voglio che sia ben chiaro che reputo il titolare dell’album Angoli nel cielo un genio. Uno dei pochi ancora in vita (e quanto in vita) in Italia, in campo musicale. Un genio che ha avuto la bellezza per le mani, a cavallo tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, e che, poi, ha deciso di inseguirla a sprazzi, non sempre riuscendoci, o meglio, non riuscendoci praticamente quasi mai, con le note eccezioni di Caruso, di Kamikaze e di poche altre perle. Un genio che però ha deciso di seguirla lo stesso, magari andando anche a cercarla fuori dal mondo delle canzonette, facendo praticamente di tutto, dall’opera alla televisione. Bene, ma com’è questo Angoli nel cielo? Dopo tanti anni, diciamo da Henna in poi (e stiamo parlando di oltre quindici anni fa), questo è il primo album di Lucio Dalla che fa intravedere quella bellezza cristallizzata tanto tempo fa. Canzoni belle. Oggettivamente belle. Di classe, come sa essere di classe un fuoriclasse come Dalla, un ragazzino con l’esperienza di un vecchio (o un signore di una certa età con la freschezza di un ragazzino). Chiaro, manca una La settima luna. O una Tango. O una Anna> e Marco. O una Futura. Insomma, ci siamo capiti. E del resto il passato è passato ed è proprio degli stupidi guardarsi troppo alle spalle. Qui ci sono Angoli nel cielo, Broadway e soprattutto Puoi sentirmi e Fiuto che, se La settima luna è un diamante, sono sicuramente oro colato. L’una poetica al limite del sopportabile (parlo della sopportazione di un finto cinico come me), l’altra ironica e surreale canzone d’amore per Napoli, impreziosita da Toni Servillo, attore che, come il fratello, non brilla per simpatia ma ha tanto da dire. Se questa manciata di canzoni fosse stata buttata sul mercato da un qualsiasi giovane cantautore, al momento, staremmo qui a gridare al miracolo. E via Premi Tenco e paginate sui quotidiani. In presenza di Lucio Dalla, forse, anche un bel lavoro come questo può sembrare scontato, normale amministrazione, routine. Ma di ottima prova si tratta, di quello che, a parere di chi scrive, è il Prince della nostra discografia nazionale. Uno dei migliori album di questo stitico 2009, in compagnia di quello tirato fuori da un artista che a Lucio Dalla deve molto, Samuele Bersani (ma quanti sono quelli che molto devono a Dalla, da Luca Carboni a Gianni Morandi?). Un disco inatteso e per questo ancora più gradito.

Scritta da Michele Monina


Tracklist:
* Angoli nel cielo
* Questo amore
* Puoi sentirmi
* La lucciola
* Broadway
* Vorrei sapere chi è
* Cosa mi dai
* Gli anni non aspettano
* Fiuto (con Toni Servillo)
* Controvento

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