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RCA/Sony music Sbaglia chi pensa che Simone Cristicchi sia soltanto un autore di canzonette. Il fatto è che, come ha spiegato lui stesso in un'intervista a PopOn, sebbene non ami i tormentoni estivi, il nostro simpatico cantautore riccioluto è naturalmente portato a produrne. Sfornando a ripetizione quei motivetti impossibili da non canticchiare, e difficilissimi da dimenticare. Così è stato anche con il “Sarko-sì Sarko-no”, che ha anticipato a Sanremo questo Grand Hotel Cristicchi, e che persino gli inamidati spettatori del Festival cantavano insieme a lui, dondolandosi sorridenti sulle poltroncine del Teatro Ariston. Ma la rima facile è sempre croce e delizia. Soprattutto per un artista come lui, che sarebbe ingiusto catalogare fra i fabbricanti di tormentoni, non riconoscendogli invece uno sforzo costante (e recentemente più intenso) a usare il motivetto come testa d’ariete per spingere nel mainstream argomenti scomodi, profondi e dannatamente importanti. Mica facile. Ci riusciva benissimo Rino Gaetano, per dire. Di lui Cristicchi ha almeno ereditato una tensione verso l’attuale, e quella verve “cinicomica” nel raccontare le realtà più drammatiche, caratteristica delle stanze migliori di questo Grand Hotel. Come ne Il pesce amareggiato, ironica e cruda riflessione sul dispotismo dell’animale-uomo, che vive la natura come fosse la sua pattumiera. O come in Tombino, dove uno sberleffo sarcastico fa il gioco a una specie di reportage musicale sui bambini di strada a Bucarest, reietti umani di un consumismo che non risparmia più nemmeno i nostri simili. Va ancora meglio con i momenti di poesia: basti ascoltare Insegnami, dedicata al figlio appena nato (“promettimi che non farai il cantautore”, lo implora Cristicchi), o Quattro minuti e 28 secondi, che ripropone il disagio e la poesia nella vita del pianista suicida Luca Flores. E anche il punto più alto del disco è giocato sulla dicotomia poesia/ironia (che guarda caso fa rima). Con due brani che sono facce di una stessa medaglia: da un lato sta L’ultimo valzer, emozionante poesia sulla dignità dei sentimenti anche al tramonto della vita, ovvero fra mura di un ospizio, fra tv e minuscole gioie. Dall’altro Meteora, comicissimo 'monumento ai caduti da talent show': quei giovani artisti prelevati dai loro sogni adolescenziali e sbattuti senza pietà sul fronte televisivo della celebrità, per venire poi brutalmente dimenticati un anno dopo. Poesia e ironia, perciò: sono questi gli elementi che fanno di Grand Hotel Cristicchi un disco di crescita, in dritta sicura verso la raggiunta pienezza artistica. Resa più credibile dagli scivoloni in cui Cristicchi dimostra di aver cercato ma non centrato l’obiettivo. Succede in La vita all’incontrario, evitabile versione musicale di un argomento (la parabola dell’uomo che nasce vecchio e muore giovane) già troppo sfruttato nella letteratura e nel cinema per risultare ancora interessante. O in Genova brucia, canzone su un fatto grave e ancora irrisolto come il G8, che risulta però tardiva e non apporta contenuti nuovi a una questione così drammatica. Ma non ce ne voglia Simone Cristicchi, e non si condizionino i lettori arrivati fin qui. Poiché una cosa è certa: se un equilibrio fra leggerezza della forma e pienezza del contenuto è oggi così difficile da rintracciare in musica, il Grand Hotel Cristicchi servirà per orientarci. Poiché sorge esattamente lungo la strada da seguire. Scritta da Simone Arminio Tracklist: * Overgnure * Il pesce amareggiato * Meno male * La vita all’incontrario * L’ultimo valzer * Tombino * Insegnami * Meteora * Volemo le bambole * Quattro minuti e 28 secondi * Genova brucia * Come la neve PopOn consiglia l’ascolto di L’ultimo valzer e Meteora! Vai alla pagina di Simone Cristicchi Vai alle altre Recensioni |
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Scritto da Simone Arminio
Giovedì 22 Aprile 2010 00:00
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