Le strade del tempo
Scritto da Giulia Zichella
Lunedì 03 Maggio 2010 00:00
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Le Vibrazioni su Popon
Sony Music

Dal parziale insuccesso di Office meccaniche (comunque disco d’oro), album molto sperimentale del 2006, sono passati quattro anni e Le Vibrazioni tornano con un nuovo lavoro in studio Le strade del tempo, il quarto album per la band milanese. Il gruppo di Francesco Sarcina, eccentrico frontman, ha fatto per molti versi il percorso contrario di molte altre realtà musicali del nostro Paese, che solitamente passano anni nell’ambiente underground, tra locali fumosi e poca visibilità, per poi con molta fortuna arrivare al grande pubblico, per svendersi purtroppo dopo poco con canzoncine di più semplice ascolto con il solo obiettivo di “andare bene a tutti”. Le Vibrazioni hanno risalito (o sceso, dipende dai punti di vista) la scala al contrario, partendo nel 2003 con quel Dedicato a te che aveva fatto vendere loro circa 350mila copie, progressivamente scendendo con gli album successivi le posizioni della classifica, fino a diventare una pop-rock band per alcuni e non “per tutti”. Ci sarebbe da stringer loro la mano solo per questo. Eppure in questa strada intrapresa verso una maggiore maturità artistica, questo Le strade del tempo sembra quasi una battuta d’arresto, e dal punto di vista compositivo non convince. La maggior parte dei brani, e comunque almeno le prime sette tracce, risultano ovvie, di poco spessore e purtroppo melodicamente prevedibili; anche i testi sono composti con una vena non particolarmente efficace che sa di poca originalità. Forse, dopo alcuni ascolti, solo Senza indugio, secondo singolo uscito dopo Respiro, merita di essere sottolineata, per un ritornello convincente e per il bel sound che trasmette. Proprio il primo singolo trasmesso nelle radio, nonostante l’intuizione di utilizzare il pianoforte per avere più spessore musicale, si perde in un testo che usa il susseguirsi delle stagioni come metafora della vita, troppo abusata per affascinare. I primi brani scorrono quindi senza infamia e soprattutto senza lode; l’orecchio si ferma un istante all’ascolto solo a partire dalla traccia numero otto, Le sirene del mare, quella sicuramente più evocativa di tutto l’album impreziosita dai pregevoli arpeggi di Cecilia Chailly. Si rimane interessati all’ascolto anche nel brano successivo Malie e soprattutto in Ridono gli dei, che in un album poco coraggioso s’innalza dalla mediocrità del resto e si auto-nomina miglior brano del disco. Chiude il lavoro Come ieri, acustico e voce, qualcosa che vuole assomigliare a un tributo ai loro fans che li hanno accompagnati lungo la strada. Qualche breve momento di intensità, qualche piccolo sprazzo di ricerca musicale, ogni tanto qui e là istanti di buona capacità compositiva e su tutto gli arrangiamenti di Marco Trentacoste che nei brani migliori raggiungono un perfetto connubio di suoni contemporanei e vintage, e la voce graffiante di Sarcina, seppur elementi positivi, non riescono a togliere dalla mente alla fine dell’ascolto la spiacevole sensazione che Le Vibrazioni, lungo quella strada musicalmente coraggiosa che avevano intrapreso, si sono trovati di fronte un semaforo rosso e si sono fermati. Speriamo sia solo in attesa di un nuovo verde.

Scritta da Giulia Zichella


Tracklist:

* Va così
* Parlo col vento
* Senza indugio
* Respiro
* E volar via
* Le strade del tempo
* Oggi no
* Le sirene del mare
* Malie
* Ridono gli dei
* Come ieri

Popon consiglia l'ascolto di Le sirene del mare e Ridono gli dei!

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