Ultima notte a Malà Strana
Scritto da Simone Arminio
Lunedì 28 Giugno 2010 00:00
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Peppe Voltarelli su Popon
Otr/Universal

Il suo disegno artistico, Peppe Voltarelli lo aveva svelato a PopOn in un’intervista di qualche anno fa: riscoprire la fiducia in se stesso, contare solo sulle sue forze e sulla sua innata capacità artistica di stralunato chansonnier. È da qui che bisogna partire se si vuole restituire un senso ai tredici canti di questa Ultima notte a Malà Strana. Un album pensato tutto in prima persona, di cui Peppe firma testi, musiche e onomatopee (quegli impagabili “tittittiri”, “bombombom” e “tichetetà” che suonano molto più poetici di tante rime lise attualmente in circolazione). Solo gli arrangiamenti sono stati pensati in due, in compagnia di quella mente sopraffina che è Finaz, chitarrista della Bandabardò. Di lui Voltarelli ha deciso di non disfarsi. Tutto il resto, evidentemente, era zavorra. Altrimenti non si spiegherebbe come mai Ultima notte a Malà Strana, registrato in totale assenza di effetti digitali e con una media di tre musicisti (Peppe compreso) a brano, suoni come suonerebbe una banda musicale al gran completo. Restituendoci prima di tutto il ritratto di un artista a sé, che non ha (più) bisogno di una band, ma di tre soli elementi personalissimi, che non risulterà perciò del tutto irrilevante descrivere brevemente. Elemento numero uno: chitarra (o fisarmonica). In genere paesana e spiritata, e qui riscoperta addirittura romantica come nella bellissima Quanto ni vo o in Gli Anarchici (qui anche in veste di fisarmonica), adattamento del celebre brano di Leo Ferré cantato insieme a Erriquez della Bandabardò. La verità è che nelle mani di Peppe la chitarra (o fisarmonica) diventa uno strumento terrigno, plasmabile, e che conserva intatti tutti quegli spiriticchi e spiritelli che Voltarelli porta con sé fin dai tempi del Parto delle Nuvole Pesanti. Si tratta di animaletti dispettosi, quando creano rabbia e struggimento. Come in Marinai, così cruda e poetica che potrebbe essere un romanzo di Hemingway, o come nella evocativa Ultima notte a mala strana, entrambi senza dubbio fra i punti più alti del disco. Altre volte invece gli spiritelli sono solo in vena di divertirsi. In quei casi il risultato è molto più visibile in canzoni dal retrogusto folk come Fiore ca balla, carrellata di istantanee apparentemente nonsense tipica del canzoniere voltarelliano, o Sta città, impietoso ritratto di questa Italia dozzinale. Elemento numero due: la voce. Acuta e possente oppure bassa e sferzante, è ormai un marchio di fabbrica. Una voce che può dirsi cresciuta e maturata ma che non cancella, bensì esalta, quegli spigoli di un dialetto fonologicamente sfortunato, il calabrese, che prima di Voltarelli era considerato assolutamente incompatibile con qualsiasi forma d’arte sonora che non fosse il folklore. Elemento numero tre: il teatro. Il sapere stare su di un palco (o dietro a un microfono, che poi è uguale) è un suo punto di forza - questo il miracolo - persino in disco. Lo si capisce in brani circensi come Il paese dei ciucci, l’antisingolo più ruspante (e forse troppo estremo) di questo album, o nell’allegra Scarpe rosse impolverate, fine chanson che ammicca alla rive gauche. Ecco, adesso gli elementi voltarelliani ci sono tutti. Resta solo da capire come possano convivere nello stesso album, nella stessa persona. Come diavolo fanno a non cozzare fra loro arte e terra, paesano e universale, sonoro e teatrale, significato e onomatopea, monologo e sinfonia? Per capirlo basta concentrarsi sul brano di apertura e di chiusura del disco, una specie di karma di voci e silenzi sintetizzato in tre movimenti ripetitivi: iamavànti (andiamo avanti), iamarrèti (andiamo indietro), stamu fermi (stiamo fermi). Così magnetico che viene davvero da muoversi avanti, indietro, stare fermi. Su questi poveri e basilari elementi poggia l’eterogenea complessità di Ultima notte a Malà Strana, opera per voce, chitarra e Peppe Voltarelli. Che poi sarebbe l’ingrediente segreto.

Scritta da Simone Arminio


Tracklist:
* Iamavanti
* Canto mo
* Scarpe rosse impolverate
* Quanto ni vo
* Sta città
* Gli anarchici
* Marinai
* Il paese dei ciucci
* Fiore ca balla
* Coup de coeur a Montreal
* Abbandonarsi
* Ultima notte a Malà Strana
* Iamavantancora

PopOn consiglia l’ascolto di Ultima notte a Malà Strana e Marinai!

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