Giorni di rose
Scritto da Michele Monina
Giovedì 17 Giugno 2010 00:00
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Paola Turci su Popon
Universal Music

Giorni fa ero al telefono con un pezzo grosso di una major (praticamente un panda) il quale, tra un morso al bambù e l’altro, chiacchierava con me dello stato dell’arte. A noi che ci occupiamo di musica capita, a volte, di parlare di queste cose, fa parte del nostro lavoro, tanto quanto lo scrivere recensioni o il fingere interesse nei confronti delle dichiarazioni a effetto di artisti che, fosse per noi, non solo non dovrebbero pubblicare per quelle stesse major con i cui pezzi grossi ci capita, a volte, di parlare, ma neanche troverebbero spazio nella programmazione di certi locali dei Navigli, assurti da tempo a incarnazione metaforica di certa mediocrità cui siamo purtroppo sempre più abituati. Si stava lì che si chiacchierava, o meglio, lui chiacchierava e io stavo a sentire, perché il ruolo di chi, come me, scrive di musica, a volte è quello di far ascoltare artisti che si ritiene degni di attenzione ai tipi delle major, nella speranza, quasi sempre vana, che un minimo di ispirazione li colga, spingendoli poi a dar modo a quegli stessi artisti di pubblicare per le loro major. E il compito dei pezzi grossi delle major è quello, dopo aver ascoltato gli artisti che noi gli abbiamo sottoposto, di parlarne con noi, spesso spiegandoci perché questi determinati artisti non pubblicheranno con le loro major, essendo l’ispirazione talento di cui, evidentemente, non sono stati dotati. Così è stato anche questa volta, “Lei è davvero geniale, ma non ha possibilità. È troppo geniale. Troppo brava, non avrebbe mercato”. Ora, mettiamo da parte ogni tentativo di comprendere le ragioni che possano spingere il pezzo grosso della major, un uomo dotato non solo di gusto, ma anche di quella necessaria curiosità per mettersi all’ascolto di praticamente un po’ tutto quello che gli passa sottomano, salvo poi lasciarselo, appunto, scivolare via, come se non fosse mai capitato di lì. Troppo complicato, cercare di capire. Ma se un pezzo grosso di una major può dire - l’ha detto, quindi può - che una determinata artista è troppo geniale e brava per essere pubblicata, anche a fronte dell’ascolto del secondo semi-album che arriva nei negozi, e nel mio lettore cd nel giro di poco meno di un anno, mi viene da dire: Paola Turci è un’artista, oggi, che ha un suo mercato? È un’artista che ha qualcosa da dire? È ancora un’artista, soprattutto? Andiamo con ordine. Nel recensire Attraversami il cuore, la prima parte di questa trilogia turciana, mi ero dilungato sull’inutilità delle schede stampa, e anche di certi semi-album inutili, privi di cuore, di anima e di attrattiva, se non quello della voce della cantante in questione. Voce, però, che già ha inciso altre canzoni, e che quindi potrebbe benissimo limitarsi a girare nel nostro lettore cd per quel che ha già dato, senza ostinarsi a tornare sulla scena del crimini con canzoni che, diciamolo anche con un po’ di malinconia, niente hanno più da dire. Nel recensire Attraversami il cuore si diceva questo, quindi, nel recensire Giorni di rose, per evitare di ripetermi, neanche leggo la scheda stampa allegata all’album, e passo direttamente all’ascolto. Stessa storia del precedente. Bella voce. Punto. Repertorio gracile, come uno che ha mangiato poco e si regge a stento in piedi. Arrangiamenti curati, un po’ vintage, ma non sufficienti a reggere il repertorio gracile di cui sopra. Come gracili sono gli interventi degli ospiti, Fiorella Mannoia (altra voce importante, romana che più romana non si può, a cantare sulla perla Lunaspina, non a caso una cover presa da Ivano Fossati), e Naif Herin. Per non dire del repertorio, portato in dono dalle colleghe e amiche Nada, Carmen Consoli, Marina Rei, Ginevra di Marco, Chiava Civello e Grazia Varesani (una da tenere d’occhio, altrove). Perché, si scopre (nel mentre ho letto la scheda stampa, l’avrete capito) il concept di questo lavoro, è che si tratti di album dedicato al mondo delle donne, tanto quanto il precedente era un album dedicato all’amore. Un album sulle donne che ha per titolo Giorni di rose non può non farmi venire in mente un altro album dedicato alle donne che ha delle rose in copertina, Vi chiamerò per nome di Marian Trapassi. Solo che lì le canzoni erano belle, sentite, di cuore, e che quell’album è uscito con circa un anno di anticipo su questo (fatto che, diciamolo, un minimo di sospetto lo mette). Un album dedicato alle donne che ha in una cover di un cantautore uomo, Ivano Fossati, il suo unico picco, tanto quanto nel precedente era stato per Dio come ti amo di Modugno (due semi-album di inediti che si salvano solo per due cover, Houston, abbiamo un problema) Il resto è noia. Noia triste, come di un sesso fatto male, perché è noia che arriva dall’ascolto di un’artista, e qui mi ripeto, che da oltre vent’anni mi ostino a seguire nella speranza, ormai vana, temo, che prima o poi mi stupisca con un album all’altezza della sua voce e del suo charme. Dispiace dire questo. E sorprende scoprire che, in effetti, Giorni di rose è un album. Un album prodotto, stampato, distribuito. Un album album, non autoprodotto, come ormai usa tra certi artisti troppo geniali per essere assoldati da qualche casa discografica, figuriamoci da una major. Ultima notazione, incazzata più che triste, è che anche stavolta, come in precedenza, Paola Turci, un pochino, ci prende in giro, spacciando per album quello che, diciamolo a gran voce, è un EP lunghino. Troppo corto per essere un album. Magari, mettendo insieme un pezzo di questo e uno dell’altro, ne poteva venire fuori qualcosa di meglio, che a strafare non tutti son capaci. Spiace vedere la Turci buttarsi un po’ via. E spiace pensare che altri, invece, si debbano produrre da soli. Come la stessa Trapassi, la precedentemente recensita Ilaria Pastore, la (forse) prossimamente recensita Maria Lapi o come l’album geniale, che non avrà mercato in quanto troppo bello, In doma di Debora Petrina, nel caso vi potesse interessare. Ah, le risposte alle tre domande poste in apertura sono tre no, e anche questo, in fondo, avremmo voluto evitarlo.

Scritta da Michele Monina


Tracklist:

* Danza intorno al sole
* Il cielo sopra di noi
* Lunaspina
* Cuore distratto
* Tours le jours
* Goccia
* Odiarti e amarti così
* Giorni di rose

Popon consiglia l'ascolto di Lunaspina!


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