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Azzurra Music Ci sono artisti che cantano per tutti (o quasi). Questi scalano le classifiche con dischi un po’ impersonali, ma quasi sempre ben arrangiati e ben promossi. Prodotti che durano, il più delle volte, il tempo della promozione o poco più. Poi ci sono artisti che sembra che cantino solo per te: in genere sono cantautori di grande scuola e esperienza e godono di un buon pubblico affezionato e attento. E poi ci sono artisti che sembra cantino solo per sé. In realtà, scrivendo canzoni, credono di farsi interpreti di un macrocosmo, che spesso, però, vive solo dentro di loro. Può capitare che siano anche musicisti eccellenti, geni del suono e della parola. Ma la sensazione generale resta questa. Ovviamente esistono numerose altre categorie, ma tutte, per lo più, si collocano negli spazi di confine tra queste tre. La Piccola Bottega Baltazar occupa proprio una di queste zone, in bilico tra la canzone d’autore elegante, bella e impegnata, e l’estetismo al limite dell’autoreferenza. Un rischio che deriva un po’ da una loro propensione artistica (già la scelta di chiamarsi “piccola bottega” – ad esempio - allude a un certo modo di lavorare in maniera artigianale e indipendente dalle logiche del mercato, come altri esempi di “fornerie”, “officine” o “compagnie”), un po’ da una vocazione italiota (in Italia il folk estero è chiamato ‘world music’, ‘etno music’ e gode di un certo fascino, quello nazionale è chiamato ‘folk’ e basta ed è considerato musica di serie b), così può capitare che in media possano snobbare piccole perle locali e il genere stenta a farsi riconoscere e quindi ad affermarsi. E tutto ciò che suona “diverso” dal pop dominante ci sembra “troppo artificioso”, a volte “anacronistico”. Ladro di rose, il quarto disco del gruppo veneto, anacronistico, però, non lo è per niente, perché racconta meglio di altri l’Italia di oggi. E’ semmai un disco “locale”: non nel senso che sia privo di un respiro più universale, quanto perché nasce da una matrice folk, si serve (anche) di un dialetto veneto “purificato”, parla di presente e di futuro - ancorandosi alla sapienza dei vecchi - e attinge nelle filastrocche popolari, ma anche nel rock metropolitano. La donna del cowboy, ad esempio, è un ritratto del nuovo proletariato – simile a quello raccontato in letteratura da Silvia Avallone in “Acciaio” o da Roberto Saviano in “Gomorra”; Nostra signora delle antenne è una preghiera amara, ma anche un’ironica rappresentazione della nuova religione televisiva, Ossigeno racconta della progressiva distruzione della terra, della chiusura del paesaggio, dell’annientamento del bello. E ognuno dei quindici brani, anche quelli più prettamente “narrativi” (come Stefania dorme vestita) ha un riferimento in quello che Manuel Agnelli definirebbe Paese reale. Che poi sia un disco anche colto – tanto nei testi, quanto nelle musiche - non possiamo annoverarlo come difetto, se non che a volte, nell’ascolto, prevale il sospetto dell’autocompiacimento, e qualche soluzione - poetica o sonora – può anche risultare eccessiva. Fabrizio De André, ispiratore della band per loro stessa ammissione, compare spesso in omaggi e citazioni (da La domenica delle salme, Ho visto Nina volare, Volta la carta, per citare alcune suggestioni), ma soprattutto nel gusto interpretativo di Giorgio Gobbo, nella sua impostazione vocale che però, fortunatamente, non cede alla tentazione della dizione perfetta e regala piccole flessioni venete (come nell’uso della zeta dolce). Una voce calda, appassionata, addirittura perfetta nel recitativo di apertura, Sogno di maggio: una lunga corsa, in forma di monologo, in cui le stampelle che sorreggono la corsa dell’amato verso la sua bella, diventano prima bicicletta, poi moto, treno e portaerei. Una narrazione fantastica che – pur discostandosi dal concept - prelude al tono teatrale dell’intero cd. Scritta da Nicola Cirillo Tracklist: * Sogno di maggio * La donna del cowboy * La campana De Bassan * L'ombra del Caliburo * Dolce corpo di sposa * Barche e nuvole * Nostra signora delle antenne * Le rose d'ogni mese * Ossigeno (Destino determinato) * Se una notte d'inverno * Stefania dorme vestita * Nella casa del fauno * Ferragosto nell'orto * Strologo * San Martino Popon consiglia l'ascolto di Le rose d'ogni mese! Vai alla pagina della Piccola Bottega Baltazar Vai alle altre Recensioni Condividi |
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Scritto da Nicola Cirillo
Venerdì 10 Settembre 2010 00:00
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