Stato libero di Litfiba
Scritto da Simone Arminio
Venerdì 17 Settembre 2010 00:00
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Litfiba su Popon
Teg-Renzulli/Sony

Parlando della reunion dei Litfiba, Piero Pelù e Ghigo Renzulli hanno dichiarato di non essere stati mossi dal denaro, ma dalla voglia di fare rock. Una premessa doverosa perché, vedete, fino a qualche tempo fa i ritorni di fiamma di questo tipo erano del tutto impensabili. Le vie del rock - dice il comandamento - scorrono da sempre rigorosamente a senso unico. Questa è la legge, che però non coincide più con la prassi. Poiché da qualche anno, siamo sferzati da una continua risacca di reunion troppo spesso posticce e puzzolenti di rosso in banca. Il vero problema è che noi dovremmo inorridire. Ma che volete: la carne è debole. E visti i tempi, la crisi di valori, la perdita di prospettive, e quell’edonismo dilagante che ci spinge a cercare sempre e comunque di fermare il tempo, portare indietro le lancette e riparare l’irreparabile, ormai anche un soufflé del giorno prima, se ben confezionato e sapientemente riscaldato, può soddisfarci. Premessa doverosa, poiché è proprio da questa prospettiva che a parer nostro va affrontato Stato libero di Litfiba (Teg-Renzulli/Sony). Un doppio live che interpreta al meglio l’operazione di re-born dei Litfiba, e che grazie anche a due inediti (Sole nero e Barcollo) coniuga inaspettatamente al futuro un marchio che fu fra i più validi e fertili del rock indipendente italiano. Diremo perciò chiaramente, e a scanso di equivoci, che Stato libero di Litfiba ha tutto il diritto di entrare nella maestosa discografia Litfiba. Ci sbilanceremo ancora: grazie a una scelta oculata di suoni e di scaletta (fortunatamente ferma agli anni d’oro della band), Stato libero di Litfiba riesce nella graditissima impresa di scacciare in un colpo solo tutti i fantasmi e le miserie attraversate dai due musicisti prima e dopo il divorzio. Visti dallo stato libero di Litfiba, questo è il punto essenziale, “tori lochi” e “corpi che cambiano” non sembrano mai esistiti. In più, dal vivo il duo Pelù-Renzulli dimostra di aver ricostruito un feeling artistico solido e prolifico. Un nuovo stato di grazia testimoniato da originali reinterpretazioni di brani epocali come Dio, Tex, Ferito e, perché no, anche dai due inediti: due brani semplici e di poche pretese, ma di certo dignitosi e ispirati. Il tutto contornato da una riproposizione di antichissimi parlati caustici qui parzialmente censurati (quanto sono lontani i tempi di Aprite i vostri occhi, il loro primo disco live, in cui Pelù omaggiava a male parole le dimissioni di Spadolini). Sarà pur sempre una minestra riscaldata, insomma, ma beh, questo era il nostro punto di partenza. Disse Paul Mc Cartney a un giornalista, in quel traumatico gennaio 1970 che seppellì i Fab Four: “Rimettere insieme i Beatles? Non si può scaldare un soufflé!”. Ragione ne aveva da vendere. Ma Sir Paul è un baronetto inglese dal palato fino. E noi siamo digiuni di buon rock da troppo tempo: come sempre ci arrangeremo.

Scritta da Simone Arminio


Tracklist CD 1
* Sole nero
* Barcollo
* Proibito
* Resta
* Canganceiro
* Paname
* Bambino
* Il volo
* Sparami
* Lulù e Marlene
* Dio
* Spirito
* Tex
* Ferito/Tex

Tracklist CD 2
* Fata Morgana
* Animale di zona
* A denti stretti
* Cuore di vetro
* Gioconda
* Ritmo #2
* Ci sei solo tu
* Maudit
* Dimmi il nome
* El diablo
* Lacio Drom
* Lo spettacolo

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