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Universal 2010 Edoardo Bennato supera indenne o quasi la soglia dei quarant’anni di carriera, e li festeggia con un album che definiremmo corale, poiché omaggia e dà voce ancora una volta ai miti e le muse che negli anni hanno baciato la sua chitarra. Eccoli tutti ordinati e in fila per due i suoi miti. Spuntano alla spicciolata, traccia dopo traccia, e sono tutte vecchie conoscenze: i buoni e i cattivi, Cuba e l’America, le bombe e il Medio Oriente, i pirati e gli eterni bambini, Napoli e Bagnoli, le ragazze acqua e sapone e i miti del rock ‘n’ roll. Perciò se Le vie del rock sono infinite, viene da dire parafrasando il titolo dell'album, forse un po’ meno lo sono i temi e i toni del canzoniere di Edoardo Bennato. Eppure non ci sembra il caso di fargliene una colpa: quarantaquattro anni sulla cresta dell’onda sono tanti anche per un eterno ragazzo come lui. In più Bennato è rock: è nato rock, e del rock riproporrà in perpetuo gli stessi cliché. Poco male se Rayban e giubbotto di pelle risultano ormai del tutto fuori moda: a rocker e moderni menestrelli non è richiesto stare al passo coi tempi, ma restare uguali a se stessi. Nel 2003, con il suo L’uomo occidentale, Bennato aveva mostrato una comprensibile stanchezza compositiva. Allora si è preso i suoi tempi ed è sparito un po’ dalla circolazione. Questo suo ritorno al tavolo da gioco, sette anni dopo, ha il sapore di un bluff ben riuscito. I suoi cavalli di battaglia ci sono tutti e sono ben visibili, compreso il singolo E’ lei, bello al pari (un po’ troppo al pari) di decine di precedenti ballate. Il perché ricorrere agli assi nella manica lo suggerisce lo stesso Bennato, a cui l’onestà artistica e intellettuale forse non è mai mancata: “Bluffare in amore - canta nel brano In amore - in certi frangenti conviene / io sono quello che sono / parlo d’amore e gioco col fuoco / ma quello che penso lo dico e lo nego”. Meglio così, perché “chi si traveste compie peccato mortale” (continua la canzone). E infatti molta meno indulgenza meritano quei brani in cui Bennato tenta mutazioni a lui troppo aliene. E' il caso di C'era un re e Il capo dei briganti, infelici innesti fra i miti americani di Edoardo e gli eroi meridionalisti di Eugenio suo fratello. Esperimenti che è meglio lasciar perdere, per continuare a credere che due fratelli così geniali e così diversi siano, musicalmente parlando, quasi degli antagonisti. Fa parte del gioco, no? E nel gioco le armi di Edoardo restano la chitarra distorta, le favole, l’America e l'attenzione verso l'attuale. Affrontato con quel suo tono ironico e strafottente che risulta praticamente intatto in un brano come Wannamarkilibera. Sentite qua: “In nome della sacrosanta teoria / di giudicare tutti con la stessa misura / o tutte le canaglie vadano in galera / oppure dentro nessuna! / E allora Wannamarkilibera!”. Da teca. Alla luce di tutto ciò, dopo ogni ascolto de Le vie del rock sono infinite, alcune considerazioni appaiono così evidenti da risultare inutili. Si ripete: Bennato si ripete. E si contraddice, perché queste vie del rock, cammina cammina, alla fine le ha già percorse tutte. Ma diamine, il mondo è pieno di nuovi cloni che gorgheggiano in tv scopiazzandosi a vicenda, le loro canzoni hanno rime nuove ai livelli di cuore/amore, e in qualche live club si cominciano a sentire le prime timide cover di Giusy Ferreri. Su Bennato che si ripete abbiamo ancora voglia di chiudere un occhio. Scritta da Simone Arminio Tracklist: * Mi chiamo Edoardo * Perfetta per me * Le vie del rock sono infinite * In amore * E' lei * Io Tarzan tu Jane * Un aereo per l'Afghanistan * Il capo dei briganti * Wannamarkilibera * Vita da pirata * Cuba * C'era un re * Per noi PopOn consiglia l’ascolto di Wannamarkilibera e Vita da pirata Vai alla pagina di Edoardo Bennato Vai alle altre Recensioni Condividi |
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Scritto da Simone Arminio
Lunedì 25 Ottobre 2010 00:00
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