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Sugar Music La voce di Giuliano Sangiorgi mi dà l'urto di nervi. Lo sento fare un falsetto e mi viene voglia di andare in camera, prendere il giubbotto dall'uomo morto, uscire, andare nel retro di un bar e picchiarmi a sangue con uno sconosciuto, nella speranza che questo sconosciuto sia il cantante salentino. Almeno metaforicamente. È un vero tamarro, Giuliano Sangiorgi. Con quei guanti da autista, le dita lasciate nude, sempre esibiti, come fossero un vanto. Con quel suo essere piacione a discapito di un'altezza che ci spinge a chiederci da quand'è che alla Chicco vendono anche i pantaloni di pelle nera. Questo per dire che non mi sono avvicinato alle sedici canzoni di Casa 69 con le migliori intenzioni. E già il fatto che io abbia parlato di sedici canzoni, invece che di diciassette, vi avrebbe dovuto mettere all'erta. Ma come, direte voi, e la traccia fantasma? Quella dedicata a Mia Martini? Allora hai fatto finta di ascoltarlo! Vaffanculo, vi risponderei. Mai fatta una recensione senza aver prima consumato l'album di cui mi devo occupare, anche se è roba che non varrebbe la pena di ascoltare neanche sotto tortura. E non è questo il caso. Il fatto è che io il disco dei Negramaro, quello che mi appresto a recensire ora, l'ho scaricato illegalmente su Emule, proprio perché volevo arrogarmi il diritto di prendere la band salentina a calci nel culo, senza che il loro ufficio stampa si sentisse in qualche modo in diritto, non dico di influenzare il mio giudizio, ma anche solo di pensare di poterlo fare, quindi la traccia fantasma non l'ho proprio sentita, perché su Emule non c'era. Non sopporto Giuliano Sangiorgi, dicevo. Ma Casa 69 è per me un gran bel disco. Uno dei più belli sentiti in questo stitico 2010. Sicuramente il più bello uscito per una major da parte di una band italiana. Questo dico. E lo dico per più di una ragione, che ora provo a spiegarvi. Primo, Giuliano Sangiorgi ha un songwriting cristallino. Mi si potrà dire che è sempre simile a se stesso, e magari è anche vero, ma nei fatti sa scrivere belle canzoni e lo fa senza avere paura di confrontarsi anche con canoni internazionali, osando. Secondo, appunto, le canzoni dei Negramaro sono ambiziose. E lo sono in un'epoca in cui tutti sembrano avere paura di tutto, come se stare su un territorio piccolo, sicuro, ci salvasse da imminenti pericoli. Casa 69 ambisce a fare i conti con album di band internazionali, e la produzione di David Bottrill, giunto a sostituire Corrado Rustici, Dio sia lodato, non può che farmi venire in mente proprio i Placebo (vorrei dire i Tool, ma sono ancora lucido, spero), cui il produttore ha in passato legato il proprio nome, ma anche e soprattutto i Muse e i Coldplay, tanto per sparare alto (anche qui, Chris Martin, parliamone...). I suoni sono rock, elettronici, orchestrali, acustici, a seconda che ci sia l'energia di brani come Sing-hiozzo, a discapito del titolo demente una delle più belle dell'infornata, o dell'apertura Io non lascio traccia, o che ci siano le ballad come Londra brucia, la più bella tra tutte quelle proposte stavolta, con un incedere classico, manco fosse una suite dei Queen, o Basta così, che in qualche modo sembra voler farci dimenticare lo scempio fatto da Sangiorgi a fianco di Elisa nel precedente duetto, Ti vorrei sollevare (qui un incontro di fight club non basta, temo). Terzo, i Negramaro ci propongono con Casa 69, ma anche in precedenza con La finestra e i due album precedenti, un suono e una poetica, quella dell'odioso Sangiorgi, che non solo è risconoscibile, e non si intenda con questo né l'esser scontati né l'esser banali, ma semplicemente l'essere, ma che è anche in qualche maniera la riprova che, pure oggi, in un'epoca contrassegnata dall'mp3, ovvero con ascolti veloci, voraci e di corta memoria, si può decidere di fare i conti con la propria tradizione, penso alla vena compositiva di Modugno, qui omaggiata nella struggente Quel matto sono io, e con la contemporaneità senza per questo suonare superbi. Ecco, i Negramaro, qui lo dico e lo confermo, possono ambire, alla fine di questi anni zero, a incarnare il sogno che per un breve momento i Subsonica ci hanno fatto intravedere, almeno fino al momento in cui non hanno sacrificato il proprio talento al proprio ego. E lo possono fare perché, ci sembra, Sangiorgi si è dimostrato capace proprio di soffocare nel letto il proprio narcisismo (dopo un triennio in cui si è tolto tutti gli sfizi che poteva togliersi, scrivendo praticamente per chiunque, da Malika Ayane a Chiara Canzian, duettando con Cristina Donà, con Jovanotti, con Elisa e pure con la mia portinaia e dopo aver rischiato di diventare la parodia di se stesso), di rientrare nel gruppo, mettere il suo grande talento a disposizione dei suoi compagni di strada (e quindi degli ascoltatori) e sfornare canzoni che, ne siamo certi, continueranno a piacerci anche fra qualche anno e che magari potrebbero anche fare un salto fuori dall'Italia, ennesimo caso di fuga di cervelli, stavolta con un ritorno a breve previsto in calendario. Come dire, non pensiamo che i Negramaro siano la nostra risposta ai Muse, ma sicuramente hanno la potenzialità per dire la loro su quel piano pop-rock maturo che proprio i Muse da tempo stanno segnando. Detto questo, tanto per non lasciar pensare che di colpo mi sia rimangiato tutto quel che ho sempre detto in proposito, il suo modo di cantare, quando affronta il falsetto, continua a darmi l'urto di nervi, e credo che dovrebbe, col tempo, imparare a tenersi più a freno. Ma facciamo un passo alla volta, che diavolo. Stavolta hanno mollato Rustici, colpevole di omogeneizzare i suoni di chiunque, oggi come oggi, e già è un buon passo avanti. Ultima notazione. Lo so che scaricare illegalmente musica uccide la discografia (il che, onestamente, poco mi dispiacerebbe) e nega a chi fa musica della possibilità di fare musica di qualità, ma anche dover sottostare a certi meccanismi di carattere clientaristico, per cui se un ufficio stampa ti passa un cd poi si sente in dovere di chiederti qualcosa non mi sembra sia la fotografia di un mondo perfetto. Quindi voi i dischi andateveli a comprare, come faccio io quando non li devo recensire. Scritta da Michele Monina Tracklist: * Io non lascio traccia * Sing-hiozzo * Se un giorno mai * Quel matto sono io * Dopo di me * Basta così * Voglio molto di più * Casa 69 * Manchi * Apollo 11 * Luna * Londra brucia * Senza te * E’ tanto che dormo? * Polvere * Il gabbiano PopOn consiglia l'ascolto di Londra brucia! Vai alla pagina dei Negramaro Vai alle altre Recensioni Condividi |
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Scritto da Michele Monina
Lunedì 29 Novembre 2010 00:00
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