Boogie boogie man
Scritto da Giulia Zichella
Mercoledì 15 Dicembre 2010 00:00
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Pino Daniele su Popon
Sony Music

Napule è l’ho scritta a ventidue anni, voi che avete fatto a ventidue anni?”. Una delle frasi che è rimasta nell’aria dalla presentazione dell’album Boogie boogie man di Pino Daniele. Il musicista l’ha pronunciata in risposta, dura e aspra, ai giornalisti che lo incalzavano con domande sulla sua capacità di scrivere oggi “le cose della gente”, di saper intercettare un disagio e non solamente di parlare dirigendo verso se stesso il punto di osservazione, come del resto fa oggi la maggior parte dei suoi colleghi. E’ fuor di dubbio, Napule è non si tocca, non si discute, resta drammaticamente poetica ancora oggi; infatti è uno dei pochi brani che nella scaletta di un qualunque concerto del musicista napoletano non manca mai. E come poteva mancare in un best? Non poteva, appunto. E nonostante quel che ne dice l’esecutore, questo Boogie boogie man è un best. Forse un po’ atipico ma lo è. Dentro troviamo dodici brani, di cui due inediti, molte sonorità anni Settanta e quattro ospiti. Dodici brani, tutti riarrangiati, che nella scelta svelano l’intento principale di Daniele, quello di accostare suoni legati a uno stesso luogo e momento storico-musicale, in modo che nessun brano possa arrivare alle orecchie di chi ascolta come qualcosa di “stonato”. I due inediti, il primo (la title-track) che fa da bandiera e da legante di tutto il disco; il secondo, It’s a beautiful day, una ballata dolce ma non indimenticabile. Per i quattro ospiti andiamo in ordine di apparizione. J.Ax, definito “un poeta del nostro tempo” da Daniele, fa il suo, quello che sa fare meglio, mettere parole in rima e lo fa bene, e così Yes I know my way cambia pelle e diventa un brano completamente nuovo e interessante. Mario Biondi, e la sua voce, s’incastrano perfettamente con la voce di Pino, molto bassa la prima, alta la seconda; la scelta del brano (Je so pazzo) non è azzeccatissima però, sentire Biondi cantare in napoletano, infatti, stona parecchio. Torniamo da dove abbiamo aperto, da Napule è, che è sempre quella che non si tocca e non si discute, e poi se c’è la voce di Mina, come si fa a non rimanere ammirati? Eppure non convince. Perde in un solo colpo tutta la sua intensità e diventa leggera e impalpabile, causa la chitarra elettrica di Daniele, e la sua drammaticità e profondità sono solo un lontano ricordo. A chiudere le ospitate dell’album c’è in Chi tene ‘o mare la voce di Franco Battiato e questa sì che è una vera, forse l’unica, perla del disco. Intensa, mediterranea, profuma di jazz americano anni ’50, e Battiato lascia una piccola pennellata che dà un colore caldo a un quadro (brano) già bello di per sé. Il resto è Pino Daniele, il blues, Napoli, la sua chitarra, un suono della voce diventato ormai inconfondibile, il tutto racchiuso in quella etichetta che si è dato da solo ma che sottoscriviamo: blues latino e melodia. Anche Daniele segue così la scia dei suoi colleghi italiani, riproporre il passato in nuove vesti, con nuovi suoni e con collaborazioni eccellenti. Sarà questo un modo per sviare alla presa di coscienza di non saper scrivere più come prima? O sottesa ci sarà l’intenzione di ridare nuova luce a brani che alla loro pubblicazione non hanno conquistato la meritata attenzione del pubblico? O ancora, sono le case discografiche a “costringere” gli artisti a piegarsi a questa brutta tendenza del disco live, di duetti, acustico, etc, perché il mercato sembra volere questo? Forse alla base ci sono tutte e tre queste motivazioni, in quale percentuale decidetelo voi.

Scritta da Giulia Zichella


Tracklist:
* Boogie boogie man
* It's a beautiful day
* Back home
* Siente fa' accussi
* Je so' pazzo
* Napule E'
* Chi tene 'o mare
* Io per lei
* A me me piace 'o blues
* Ue man!
* Che Dio ti benedica
* Nun me scuccià

Popon consiglia l'ascolto di Chi tene 'o mare!

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