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EMI Uno legge la firma dell'autore di questa recensione e dice, vabbè, ma questo qui c'ha il conflitto d'interessi. Ha scritto un libro con la Donà, ha calcato lo stesso palco con lei, sta pure per pubblicare la sua biografia ufficiale, non può essere credibile. Poi uno si guarda intorno, e capisce che parlare di conflitto di interessi, forse, oggi in Italia non è che abbia tutto questo gran senso. Ma nel dirlo dice, vabbè, ma questo qui cosa sta facendo, adesso, mette le mani avanti? Avete presente tutta la faccenda delle scuse non richieste, segno di coda di paglia? Ecco, una cosa del genere. Poi si guarda sempre intorno e dice, vabbè, siamo in Italia, ma chi al posto suo non avrebbe fatto lo stesso? Chi non avrebbe fatto la recensione di un'amica, avendone l'opportunità? E chi nel fare quella recensione non avrebbe dato fiato alle trombe e fatto rullare i tamburi, parlando di disco stupendo, di capolavoro, di album che ci ridà ossigeno in un momento asfittico come quello che stiamo vivendo, nella musica come nella vita di tutti i giorni, di lavoro della maturità, anche riferito a un'artista matura sin dal suo esordio, coccolata dalla critica come raramente succede nel nostro paese, di album album, di quelli che ti viene voglia di andartelo a comprare anche se volendo lo troveresti lì, su emule, a pochi mega dal tuo hard-disc? Questi potrebbero essere i vostri pensieri nel leggere il mio nome sotto il titolo di questa recensione, titolo che è Torno a casa a piedi, cioè quello del nuovo lavoro di studio di Cristina Donà. E se così fosse, mi spiace per voi, ma sarebbero pensieri sprecati. Inutili. Di quelli che uno li fa e poi dice, cavoli, certo che a volte non so davvero come occupare il tempo. Perché quella che segue è, in effetti, una recensione che cammina sullo scosceso crinale del conflitto di interessi, essendo io amico della cantante di cui vado a scrivere, co-autore di un libro scritto a quattro mani con lei, firmatario della sua prima biografia ufficiale etc etc, e perché la recensione che state per leggere, o meglio che avete ormai cominciato a leggere da un po', è in effetti una recensione che, fosse un brano musicale, inizierebbe con uno squillo di trombe e un rullare di tamburi, come dire: un capolavoro è arrivato tra noi. Ma lo è non perché l'autore di questa recensione è amico della cantante in questione, etc etc, ma perché, semplicemente, Torno a casa a piedi, quinto album di inediti sfornato dalla cantautrice milanese nel corso di circa una ventina d'anni di carriera, è di quelli che, non ci trovassimo in questo periodo asfittico e soprattutto in questo paese in declino costante, entrerebbe di diritto nella storia della musica leggera. Sticazzi, dirà qualcuno, non è che ti è sfuggita di mano la penna? No, non mi è sfuggita di mano la penna. Cristina Donà scrive con calma, senza che nessuno le corra dietro, i cinque album in venti anni, in effetti, provano questa mia teoria. Scrive con calma e solo se ha qualcosa di importante da dire, da cantare. Bene, Torno a casa a piedi qualcosa di importante da dire ce l'ha. Molte cose da dire. E le dice con la grazia e la classe che da sempre sono il marchio di fabbrica di Cristina Donà, una che, converrete con me anche se fino a un attimo fa stavate lì a darmi del venduto, ha talmente uno stile suo da essere responsabile di un numero di cloni pari quasi al suo stesso fans club. La classe è sempre quella, in questo nuovo lavoro. Come la capacità di abbattere, sempre con grazia, ogni forma di resistenza a mettere a nudo i nostri sentimenti, incapaci, di fronte alla sua voce, di opporci all'evidenza dei fatti: per quanto siamo lì a fare i duri e i cinici, basta un giro sghembo di chitarra e una voce di quelle che tolgono la pelle per farci diventare gli occhi lucidi, più umani tra gli umani. E Torno a casa a piedi, in effetti, di momenti emozionanti ce ne regala parecchi. Anche se stavolta i colori della tavolozza della Donà non sono quelli soliti, tendenti al blu, al limite al viola, ma sono dorati, come il sole che qui a Milano, mentre scrivo, è tornato a farsi vedere dopo un paio di mesi di latitanza. Perché se il disco precedente (non parlo di Piccola faccia, perché era un lavoro un po' sui generis, ma di La quinta stagione) era quello in cui per la prima volta vedeva Cristina fare i conti con certe sonorità più pop, con canzoni che in qualche modo cercavano di confrontarsi con la tradizione della musica leggera, sempre rimanendo alla Donà al 100%, è con Torno a casa a piedi che, a parere di chi scrive, l'operazione giunge a compimento. Non perché La quinta stagione fosse un album irrisolto, intendiamoci, sempre di capolavoro si tratta. Solo che se lì, nonostante la recente scomparsa del padre (cantata in maniera sublime in Come le lacrime), il tema di fondo era una ritrovata serenità, qui, in Torno a casa a piedi, è la gioia di vivere, di amare, di esserci il leit-motiv di fondo. Se fosse possibile parlare di solarità anche per un'artista che ha sempre incarnato un ruolo un po' da dark lady della musica indipendente di casa nostra, è di solarità che parlerei. Sì, perché a sentire brani come Miracoli, primo singolo destinato a lanciare l'album, così come tutte le tracce di questo lavoro, è la gioia il primo sentimento che viene alla mente. Anche nel momento in cui la banda di paese, o presunta tale, che la accompagna in questa prima traccia lascia spazio ai suoni più lievi e delicati di Un esercito di alberi, una di quelle canzoni che, uno dovesse scegliere le famose cinque canzoni da portare su un'isola deserta, entrerebbero di diritto nella mini-playlist. Come entrerebbe nella cinquina anche la canzone che da il titolo all'album, insieme a Goccia, Dove sei tu, Invisibile e Universo una delle più belle di sempre del mondo della nostra, storia di un amore al capolinea raccontato proprio come se fosse un film, come mai era successo prima nella discografia della cantautrice lombarda. Oltretutto, come nel caso di Dove sei tu, anche Torno a casa a piedi è una ballad per pianoforte, strumento non facilmente associabile alla Donà, donna con la chitarra per antonomasia. Due canzoni d'amore diametralmente opposte, Un esercito di alberi e Torno a casa a piedi, l'una rassicurante l'altra orgogliosamente dubbiosa. Poi ci sono i suoni più ritmati di episodi come Giapponese, la ninna nanna materna di Bimbo dal sonno leggero, dedicato a suo figlio, nato proprio dopo l'uscita di Piccola faccia, la delicatezza di Più forte del fuoco, la leggerezza di In un soffio, la voce recitante di Lettera a mano e tante altre novità che, se chi scrive fosse un recensore scrupoloso non mancherebbe di star qui a raccontarvi. Ma non è così che funziona, almeno stavolta. Stavolta vi dovete fidare di me, e basta. Torno a casa a piedi è uno dei dischi più belli nella produzione di una cantautrice che ha fatto solo dischi molto ma molto belli. A parare mio è il più bello, insieme al suo terzo album, Dove sei tu. Un plauso va anche al produttore, incaricato di prendere l'eredità di Peter Walsh, non esattamente uno di passaggio: Saverio Lanza. Un produttore che, lo confesso, prima di questo lavoro, non aveva raccolto la stima di chi scrive, ma che ha ancora una volta dimostrato, ce ne fosse davvero bisogno, che i pregiudizi a volte sono la prova provata della fallibilità dell'uomo, la mia nello specifico. Lanza, infatti, è riuscito a tirare fuori il sole da dentro Cristina. Ha rivestito dei suoni giusti le canzoni di questo album, rendendole, se possibile, ancora più belle di come si immagina già non fossero nella testa della Donà. In alcuni casi ha fatto proprio da levatrice, tirando fuori canzoni che ancora canzoni non erano, ma possibilità. Anche per questo Torno a casa a piedi, la canzone e l'album, lascia segni che difficilmente potremo cancellare sulla nostra pelle. Ora, qualcuno di voi potrà ancora continuare a pensare che queste mie parole siano viziate dal conflitto di interessi, che magari sarebbe stato il caso di affidare la recensione a qualcuno di più obiettivo, di meno coinvolto nei fatti raccontati. Liberi di farlo. Ascoltatevi comunque Torno a casa a piedi, lasciatevi inondare da questi raggi di sole, farete sempre in tempo a cambiare idea su chi ha scritto queste parole, o altrimenti, non fatevene un problema, come si usa dire in questi nostro giorno, l'amore vince sempre. Scritta da Michele Monina Tracklist: * Miracoli * Un esercito di alberi * In un soffio * Giapponese (l'arte di arrivare a fine mese) * Più forte del fuoco * Aquilone * Torno a casa a piedi * Bimbo dal sonno leggero * Tutti che sanno cosa dire * Lettera a mano PopOn consiglia l'ascolto di Torno a casa a Piedi! Vai alla pagina di Cristina Donà Vai alle altre Recensioni Condividi |
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Scritto da Michele Monina
Mercoledì 26 Gennaio 2011 10:00
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