L'imbarazzo
Scritto da Nicola Cirillo
Martedì 01 Marzo 2011 00:00
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Tricarico su Popon
Sony Music

Con il suo nuovo album, L'imbarazzo, Tricarico conferma grandi capacità di scrittura: otto nuovi brani, che si aggiungono alla cover de L'italiano di Toto Cutugno, a un Interludio, scritto con Ferdinando Arnò e Peppe Vessicchio, e alla bella Tre colori, scritta da Fausto Mesolella, portata al Festival di Sanremo e lì trattata dalla giuria e dalla stampa forse con troppa freddezza. L'identità stilistica - oramai ben definita – si presenta come un pop colto, ma alleggerito da soluzioni musicali e letterarie che ne rendono molto piacevole l'ascolto (tra tutte, ad esempio, l'intima Guarda che bel colore che han le rose, in cui il cantautore mescola con maestria una voce sovraincisa, aumentata di un'ottava rispetto alla prima, utilizza figure retoriche molto efficaci, come l’anafora, ed effettua cambi di ritmo intervallati da respiri lunghi). Potremmo dire “easy listening”, ma senza nessuna voglia di sminuire il bel lavoro di ricerca armonica messo in piedi dai produttori Ferdinando Arnò e Massimo Martellotta, che si avvalgono di un'orchestra classica e di soluzioni elettroniche. Prevale il sentimento malinconico dell'infanzia, che trapela nei testi, ma anche nelle scelte musicali: una ninna nanna, una marcia, voci di bimbi, arrangiamenti volutamente retrò, come nella title track (che a tratti ricorda le atmosfere di un altro milanese doc, come Pacifico), Ma la malinconia è anche sociale e politica: Tre colori è una bellissima filastrocca contro la guerra (“questa storia è stata scritta e già studiata/ pensavate di doverla ripassar?”), ma – a dispetto delle smentite festivaliere – denuncia anche il desiderio di ritrovare un sano patriottismo, ancorato alla storia (“quelli nella nebbia hanno una bandiera verde/ ricorda che la nostra tre colori ha”); L'imbarazzo è l'apologia di alcuni sentimenti perduti, come l'imbarazzo, appunto, o la timidezza, il senso del pudore: “sapori d'altri tempi, che non ci sono più”. Come non pensare all'attuale clima politico, alla nostra società tirata su dai rotocalchi di gossip e da certa televisione? Persino la cover de L'italiano si apre (e si struttura) con uno xilofono che gioca su diminuzioni di toni che creano un effetto nostalgico, e l'Italia degli “spaghetti al dente” e di “un partigiano come presidente” da inno all'Italia “del boom” si trasforma in rimpianto per l'Italia che non c'è più. L’eleganza delle trame sonore, l’originalità delle linee melodiche e la poeticità dei testi convivono con qualche difficoltà con un’interpretazione vocale fragile. Le linee di canto sono semplici, al limite del recitativo, eppure Tricarico riesce a farci stare sempre in tensione: altri artisti hanno saputo dominare questo limite, farne caratteristica di espressività. Ascoltando Tricarico, invece, ci aspettiamo da un momento all'altro che il canto si spezzi e lasci la canzone orfana di voce. E accade inevitabilmente di pensare ad altri interpreti che possano valorizzare meglio alcune caratteristiche delle canzoni (l’ariosità di Una selva oscura, ad esempio, o l’ironia di Leggerezza), anche se probabilmente non saprebbero restituire quel mondo fiabesco nel quale Tricarico vive da sempre e che cerca di raccontare alle nostre orecchie incredule.

Scritta da Nicola Cirillo


Tracklist:
* Una selva oscura
* E’ difficile
* Tre colori
* Leggerezza
* L’imbarazzo
* Guarda che bel colore che han le rose
* La mia sposa
* Da soli io e te
* L’italiano
* Interludio
* Ninna nanna oh

Popon consiglia l'ascolto di Guarda che bel colore che han le rose!

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