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Universal Music, 2011 La scia della vittoria a Sanremo non si arresta, si mischiano ancora le voci di chi ha dato alla presenza del Professore sul palco dell’Ariston un significato di piccola rivoluzione culturale insieme a chi lo accusa di essersi snaturato, portando un brano dal linguaggio troppo semplice e lontano dal Vecchioni di Le lettere d’amore o La stazione di Zima, suoi indiscussi capolavori. Poco interesserà al lettore conoscere in quale “partito” ci collochiamo, è perciò solo nostro interesse dire che è con piacere che affrontiamo la recensione di questo Chiamami ancora amore. Togliamoci subito il dente e parliamo del brano che tanto ha causato discussioni, brano che da quando ha vinto viene tirato di qua e di là dai vari partitelli politici che stanno tentando di prenderlo a inno, cosa che fa arrabbiare molto il cantautore milanese perché, sue parole, "questa canzone è di tutti: non è nata sotto nessuna bandiera" e, aggiungiamo noi, non ne ha certo bisogno ora. Una prima strofa che ha racchiuso in poche frasi gli ultimi anni disastrosi e folli che il nostro Paese sta attraversando, una seconda che ci ricorda che le idee “sono come le stelle che non le spengono i temporali” e bisogna continuare a crederci, e accanto a tutto questo un ritornello popolare e immediato che recupera, dopo anni di stupide canzonette, il senso profondo della parola Amore. E allora, anche se forse non è il Vecchioni de Il cielo capovolto quello che ha cantato a Sanremo, ci si può leggere molta umiltà nella scelta di portare al Festival questo brano e non un altro, una discesa da quel piedistallo su cui a volte i cantautori italiani amano tanto mettersi e il bisogno di mischiarsi alla gente, parlando come lei, senza però perdere nulla di ciò che si è stato fino ad allora. Gli altri due inediti di questo disco valgono l’acquisto forse anche più del brano sanremese, Mi porterò e La casa delle farfalle sono il Vecchioni di sempre, quello poetico e intenso, quello che regala immagini, stralci di sogni a occhi aperti, parole che colpiscono duro allo stomaco e tanta tanta voglia di vita. Mi porterò in particolare è una sorta di testamento, una riflessione su cosa varrebbe la pena portarsi dietro una volta abbandonata questa vita. E dentro c’è “ogni bacio che mi hai dato, che mi lasciava senza fiato” e “i figli, come una ferita, innamorati della vita” e ancora “il soldatino che non rimaneva in piedi e che è il più bello se ci credi”, bellissimo esempio della nostra migliore canzone d’autore. Accanto ai tre inediti ritroviamo con piacere alcune canzoni della sua discografia, tutte rieseguite e con alcune variazioni importanti negli arrangiamenti, come Canzoni e Cicogne che, se possibile, si è fatta più bella ed elegante; Dentro gli occhi che appare totalmente rinnovata, impreziosita anche per la presenza della voce di Ornella Vanoni e Piccolo amore che, scusate il banale gioco di parole, è davvero una piccola gemma. Perdono invece un po’ della loro forza originale brani come Mi manchi e Amore mio, che in questa rilettura hanno addosso vestiti musicali troppo complessi, bastava molto meno. La varietà delle composizioni è sicuramente uno dei meriti di questo lavoro e quindi insieme agli inediti e ad alcune perle del passato, troviamo anche un salto nella musica classica con Il nostro amore (poesia in musica sulla “Sinfonia n° 6 Patetica” di Tchaikovsky), con la presenza di Dolcenera; un altro nel jazz con voce e pianoforte del brano Love you (accompagnato dalla preprata Federica Fornabaio) e gli ultimi due nella musica d’autore amata dal Professore: quella di Luigi Tenco e di Fabrizio De Andrè. In questo piccolo e innocente duello vince l’Hotel Supramonte, eseguita da Vecchioni in occasione del concerto tributo a De Andrè nel lontano 2000 al Teatro Carlo Felice di Genova (edita poi solo nel 2003 nel relativo cofanetto a testimonianza). Vince, e non di poco, perché il brano di Tenco (Lontano lontano) non è premiato dall’arrangiamento e forse anche perché quello di De Andrè si è caricato nel tempo di un’intensità e di una commozione che fu di quella serata e che dalla voce di Vecchioni traspare in modo evidente. Un disco, questo Chiamami ancora amore, che certo non rimarrà una pietra miliare della sua discografia e probabilmente aggiunge poco alla sua storia musicale, ma chissà che non riesca a far andare anche solo uno di quei ragazzi (quelli che il testo della canzone racconta così belli a gridare nelle piazze) a rovistare tra i vinili di un negozio di dischi (ne esistono ancora?) per scoprire quanto di bello Roberto Vecchioni abbia scritto e cantato negli ultimi quarant'anni. Scritta da Giulia Zichella Tracklist: * Chiamami ancora amore * Mi porterò * La casa delle farfalle * Canzoni e cicogne * Dentro gli occhi * Piccolo amore * Mi manchi * Amore mio * Love you * Lontano lontano * Il nostro amore * Hotel Supramonte Popon consiglia l'ascolto di Mi porterò e Piccolo amore! Vai alla pagina di Roberto Vecchioni Vai alle altre Recensioni Condividi |
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Scritto da Giulia Zichella
Martedì 08 Marzo 2011 00:00
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