Ho sognato troppo l'altra notte?
Scritto da Paola De Simone
Lunedì 28 Marzo 2011 00:00
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Mauro Ermanno Giovanardi su Popon
Sony Music

Tornata da Sanremo avevo un solo pensiero in testa: recensire Ho sognato troppo l’altra notte? di Mauro Ermanno Giovanardi. E avevo l’urgenza di farlo per comunicare, mettendoci la faccia e il nome, l’entusiasmo che Io confesso, la canzone in gara, mi aveva suscitato. Ma poi mi sono detta che le facili esaltazioni, così come l’immediato abbandono agli istinti, non appartengono alla sfera dei buoni consigli. E mi sono invitata a lasciar passare del tempo, per sbollentare la passione e dare a questo disco il massimo che potevo offrirgli: l’ascolto. E ora che più di qualche giorno è passato, posso certamente fare a meno di trasmettervi eccitazione e vi risparmierò anche qualche aggettivo superlativo di troppo. Vi dirò di più, la lucidità mi ha permesso anche di trovare il punto debole di questo lavoro, lo stesso che nella precedente vita (quella in cui Mauro era Joe dei La Crus) rappresentava un punto di forza: le cover. Ce ne sono tre in questo disco, che si tengono per mano con le altre sette canzoni in un girotondo intorno al mondo degli anni Sessanta, ma ne rappresentano l’anello fragile. La prima è Se perdo anche te (cover di Solitary man di Nei Diamond), nella traduzione del 1967 che avevamo lasciato in bocca a Gianni Morandi e, al di là di una vocalità sicuramente più calda, non si discosta molto dal’originale. E non se ne capisce l’utilità. Lo stesso, o quasi, dicasi per Bang bang, versione italiana di My baby shot me down di Sonny Bono, nell’adattamento di Mario Coppola e non di Alessandro Colombini, quindi riprendendo le incisioni di Dalida e dei Corvi e non dell’Equipe 84, per intenderci; in questa cover c’è l’apporto vocale di Violante Placido, che nulla toglie e poco aggiunge. E come se non bastasse, la stessa canzone è proposta anche in versione più intima e sofferta a chiusura del disco, questa volta cantata in solitaria da Giovanardi; e anche qui c’è forse poco da capire. Degli inediti, invece, non si può che parlare bene, a partire dal duetto con Syria (La malinconia dopo l’amore), nel quale si percepisce la fatica mista a volontà dello stare insieme, scritta a quattro mani con quel Matteo Curallo con cui è nata Io confesso, collaborazione felice e fortunata che sproniamo a proseguire. E ancora Il desìo (il rumore del mondo), che scivola e si insinua come un unguento, tra voci di fiati e un fiato di voce. Lascia che, poi, ha le sembianze (e la dignità) di una colonna sonora e la determinazione di una dichiarazione d’amore cieco. Ottime anche le altre prove inedite. Il disco, lo avrete capito, vale l’ascolto. Chapeau, Mauro!

Scritta da Paola De Simone


Tracklist:
* Io confesso (feat. Cesare Malfatti)
* Se perdo anche te
* Il diavolo
* Desìo (il rumore del mondo)
* Bang bang (feat. Violante Placido)
* Lascia che
* Un garofano nero
* La malinconia dopo l'amore (feat. Syria)
* Neil Armstrong
* Bang bang (ok corral version)

Popon consiglia l'ascolto di Io confesso, Il desìo (il rumore del mondo) e La malinconia dopo l'amore!

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