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Emi 2011 Amanti e detrattori del buon Vasco Rossi prima o poi dovranno abituarsi al fatto che il giudizio su di sé, al diretto interessato, forse non interessa più. A cinquantanove anni suonati, con lo sfacelo vero o presunto alle spalle e un’immortalità assicurata comunque vada, il Blasco di oggi è un uomo molto più concreto. Sotto quest’egida vanno letti i dodici brani (più due special tracks) di Vivere o niente (Emi Music), supportati da una convinzione che è lo stesso Vasco a suggerire: dire che una volta era meglio è roba da vecchi. Il presente è la vita e non concede alternative, bisogna viverla. Una massima rusticana e materialista, racchiusa alla perfezione nell’album dal titolo e la copertina più esplicative della sua lunga carriera. Vivere o niente è il ritratto di un Vasco finalmente in pace con se stesso, che ha superato indenne la dicotomia tra l’uomo e il Mito e perciò non nasconde più la calvizie dietro a un cappello, lo sguardo fragile dietro agli occhiali dello sponsor. Finalmente libero, saluta tutti e va dove gli pare. D’altronde uomo in fuga lo è sempre stato, a perenne confronto con le frenesie e i vezzi di quella sua mastodontica icona. La differenza sostanziale col suo passato, semmai, è marcata proprio da questa presa di coscienza. E se rinunciassimo anche noi al confronto pedante con i giganti del passato, capiremmo al volo quanto quell'Eh già racchiuda tutta la sua arguzia in una sola frase, così come quei cinquanta euro scarsi di videoclip siano stati i soldi più ben spesi della discografia odierna. Tanto più che il signor Rossi, quando è in vena, fa spettacolo a sé anche senza parole. E' un concetto che si riverbera in tutte e dodici le tracce di questo album. Accompagnato dal ritorno di sax e chitarre dimenticate, dall’ironia canzonatoria di Prendi la strada (ma è molto meglio la versione swing consegnata ad iTunes), dal ritorno del "Vate di Zocca" in Manifesto futurista della nuova umanità e da quella tipica sua sincerità acustica qui affidata a L’aquilone. E siccome artisticamente parlando sono due lati della stessa medaglia, allora è in gran spolvero pure Guido Elmi, l’inventore del Blasco, che con quattro secondi di tastiera acida in Maledetta stagione riesce a farsi perdonare tutti peccati del Mondo che vorrei. Chicca finale è Marilouise, canzoncina che vagava da tempo senza trovare posto nella discografia vaschiana. La ritroviamo inaspettatamente come ghost-track, e la spiegazione che ne dà Vasco è davvero da ciliegina. “Circolava da anni su internet una vecchia penosa versione registrata e pubblicata senza il mio consenso e che avrei voluto bruciare. Ma su internet come sapete non si cancella niente: l’unica cosa che si può fare è aggiungere..." Così, nonostante la odiasse, alla fine l’ha incisa. Al diavolo non si vende, si regala! Scritta da Simone Arminio Tracklist: * Vivere non è facile * Manifesto futurista della nuova umanità * Starò meglio di così * Prendi la strada * Dici che * Eh...già * Sei pazza di me * Vivere o niente * L'aquilone * Non sei quella che eri * Stammi vicino * Maledetta stagione PopOn consiglia l’ascolto di Manifesto futurista della nuova umanità e L'aquilone! Vai alla pagina di Vasco Rossi Vai alle altre Recensioni Condividi |
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Scritto da Simone Arminio
Lunedì 11 Aprile 2011 10:00
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