La lingua segreta delle donne
Scritto da Nicola Cirillo
Lunedì 23 Maggio 2011 00:00
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Susanna Parigi su Popon
PromoMusic/Corvino/Edel, 2011

Fino alla fine degli anni '70 il racconto del femminile in musica, in Italia, era appannaggio esclusivo dei maschi: tutte le grandi interpreti della canzone raccontavano i propri sentimenti attraverso le parole scritte da uomini. Struggimenti, tradimenti, paure, desideri, speranze provenivano da una visione del mondo maschile, l'unica concessa, almeno fino all'affermazione delle prime cantautrici. È davvero curioso, allora, scoprire che il primo mentore di Susanna Parigi sia stato proprio il compianto Vincenzo Micocci, lo stesso che nel 1976 produsse il “coraggioso” Clichè, uno dei primi album femministi della nostra storia, scritto dall’allora ventenne Grazia Di Michele. Stupefacente perché – per quanto si tratti di due lavori stilisticamente lontani, espressi in periodi storici evidentemente differenti - c'è un filo che lega quell'album ormai storico della It dischi, a questo nuovo bellissimo album di Susanna Parigi, La lingua segreta delle donne. Se quello era un album che parlava di donne e tentava di affermare un modello femminile diverso da quello imposto dai parolieri maschi, in questo Susanna Parigi parla da donna, ribadendo che i singoli aspetti della realtà che racconta non hanno prerogative di genere, ma hanno un punto di vista femminile, differente e necessario per comprendere ogni singolo aspetto nella sua complessità. Pure – come in Clichè - emergono due diverse figure di donna: la prima è una donna emancipata, determinata, che trae la sua forza dalla libertà individuale, ma anche dalla semplicità e dalla condivisione. È la donna di Liquida, un brano profondo, fortemente autobiografico, alleggerito da un ¾ insolito e accattivante, che entra in testa sin dal primo momento: “Dalle donne della mia famiglia ho ricevuto il dono. Il segreto del silenzio, il potere dell’immaginazione” racconta la cantautrice, facendo riferimento a un'infanzia lieve, all’eredità sentimentale ricevuta da una società più coesa e altruista, e ponendosi in continuità con quel sentire “femminile” del mondo. È la donna di Una certa esaltazione di vivere, sensuale racconto di un pomeriggio dedicato all’autoerotismo, in cui ogni oggetto, ogni gesto o ricordo o sensazione partecipa al concepimento del piacere erotico solitario, e del brano L’uomo senza qualità; qui la voce di Susanna Parigi si appiattisce su toni alti, assume il timbro di un’ingenua spietata, che inchioda l’uomo a una lista di difetti, riconoscibili soprattutto nell’homo oeconomicus e politicus. Ma c’è anche una donna fragile, delicata, infelice. C’è anche un dolore “che non osa pronunciare il suo nome” in quest’universo femminile: nella splendida Petite Madone (dedicata a Sakineh Ashtiani, la donna iraniana ingiustamente condannata a morte in Iran) ad esempio, ben prima di affermare la necessità di emancipazione e di laicità in una società squilibrata come è quella costituita dai talebani, Susanna Parigi abbraccia questa sorella sfortunata, riconoscendo in lei la paura, prima che la rabbia, il senso di solitudine prima che la determinazione. La scelta della lingua francese, la superba orchestrazione classica (eccellente il lavoro di Stefano Barzan, coproduttore dell’album), la voce evocativa e emozionante di Susanna Parigi consegnano al brano un’atmosfera senza spazio e senza tempo, lamento universale della donna oppressa, che cerca nell’amore la sua libertà. In “Crudo” Susanna Parigi recupera un'alternanza di registri vocali molto efficace a determinare le molteplici facce della violenza, dell'omertà, della paura, mentre “La città senza porte” è la speranza di un mondo nuovo, in cui le sovrastrutture sociali sono abbattute, il silenzio è finalmente spezzato, e trovano casa la solidarietà, l’accoglienza, il rispetto e la gioia dell’incontro. Il brano termina con un hallelujah intenso, commovente: la voce di Susanna Parigi, morbida e potente, si libera su un accompagnamento incalzante, in cui il pianoforte fa da contrappunto. Ma il disco va ascoltato dall’inizio alla fine come una lunga suite, scardinando il paradigma della produzione discografica, fatto di singoli, e recuperando l’idea di concept che troppo spesso oggi viene frainteso: qui ogni canzone, ascoltata nel contesto dell’intera opera, acquista una forza maggiore, da Liquida (che è introdotta dalla voce narrante di Lella Costa), fino a Volesse il cielo, di Toquino e Vinicius De Moraes, con cui la cantautrice chiude l’album, omaggiando Mia Martini con un’interpretazione superlativa (registrata dal vivo). Susanna Parigi conferma un indiscutibile talento e una vena creativa feconda; in questi anni è riuscita a creare uno stile personale, molto originale, che le consente di esprimere idee intelligenti tenendo bene a bada il mostro della retorica (giova, a riguardo, il feeling artistico con Kaballà, coautore dei testi). La maturità sentimentale si accompagna a una maturità artistica che non aveva certo bisogno di riprove, ma in questo nuovo disco il suono è più ricco e coinvolgente, grazie all'uso di strumenti caldi come archi e chitarre. La sua voce assume modulazioni straordinariamente ricche e partecipa al suono e alla parola amplificandone suggestioni e significato. Spesso, parlando di lei, si ha la tentazione di azzardare paragoni con musiciste d’oltralpe, ma in Susanna Parigi si individuano facilmente riferimenti italiani, che vanno dalla musica popolare, alla tradizione del bel canto: i falsetti vibrati di Antonella Ruggiero, l’uso di registri vocali diversi (forse ereditati dal Baglioni di Oltre, per il quale Susanna Parigi è stata pianista), la passione popolare di Gabriella Ferri, la grande carica emotiva e spirituale di Mia Martini. Vi aggiunge una linea poetica chiara, ben riconoscibile, un “pensiero” che orienta le note e le parole. È per artisti come lei che Vincenzo Micocci aveva creato il termine cantautore, oggi usato spesso in maniera impropria. Restituiamo un senso alle parole, proprio come la cantautrice fiorentina ci invita a fare da un po' di tempo.

Scritta da Nicola Cirillo


Tracklist:
* Liquida
* Così è se vi pare
* Crudo
* Ma tu dormi
* Una certa esaltazione di vivere
* Petite Madone
* L'uomo senza qualità
* La città senza porte
* Il suono e l'invisibile
* Volesse il cielo
* Contenuti multimediali

Popon consiglia l'ascolto di tutto il disco!

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