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EMI, 2011 Dal paese delle meraviglie (Dolcenera nel paese delle meraviglie è il titolo del precedente album uscito nel 2009) a L’evoluzione della specie, il passo è stato breve. Forse troppo breve, verrebbe da dire ascoltando il nuovo disco di Dolcenera, al secolo Emanuela Trane. La cantante salentina dimostra di essere in vena di cambiamenti: dal look allo stile musicale, dalla casa discografica agli strumenti suonati. Tutto cambia per restare esattamente com’era. Passata dalla Sony alla Emi, Dolcenera ha prodotto cinque canzoni in proprio e le altre sette insieme a Roberto Vernetti (componente degli Aeroplanitaliani e produttore negli anni ’90 di artisti del calibro di Pacifico, Ustmamò e Angela Baraldi). Delle undici canzoni dell’album (dodici se si acquista su iTunes), il brano più orecchiabile risulta proprio il singolo scelto per promuovere il nuovo lavoro, Il sole di domenica, scritto insieme ad Alessandro “Finaz” Finazzo, chitarrista della Bandabardò (e in passato anche di Andrea Chimenti). Il resto del disco odora di già sentito. Un esempio su tutti è Nel regime delle belle apparenze, dove non basta citare Roberto Vecchioni e i Pretenders degli anni ’80 per dare credibilità al brano. C’è poi La preghiera di Virginia, scritta con uno dei figli di Mogol, che – almeno nelle intenzioni – vuol essere un omaggio a Fabrizio De André, ma che all’ascolto lascia quantomeno perplessi. Ambiziosi i temi affrontati (almeno superficialmente) nel disco: la crisi della società, un futuro che spaventa e la conseguente voglia di vincere la paura, la precarietà del vivere e il desiderio (diciamo l’obbligo) di rimettersi in gioco, oltre al rapporto (sempre complesso) tra uomo e donna. Sembra quasi che Dolcenera si senta investita del ruolo di paladina dell’impegno (sociale), entrando nel personaggio a tal punto da intonare “Vorrei smettere di cantare ma non posso” (da I colori dell'arcobaleno). Nel disco, nato ispirandosi al gioco “The Beatles Rockband”, la stessa artista dichiara di aver suonato minimoog e sintetizzatori, il solito pianoforte e il Theremin (di cui, però, si fatica a trovare traccia nei brani). L’evoluzione della specie contrariamente alle intenzioni, è un disco destinato a essere dimenticato in fretta, eppure, a dispetto della mancanza di originalità e spessore di questo lavoro, totalmente nuovo per quello che era il sound abituale dell’artista, c’è un dubbio che si insinua. E se Dolcenera ci stesse prendendo tutti in giro? E se dietro al nuovo lavoro ci fosse una sottile ironia che lega tutto? Dolcenera ha dimostrato di avere dimestichezza con i giochi virtuali, tanto da farci venire il sospetto che l’intero album sia stato realizzato con generatori automatici, di musiche e di testi. Musiche create e inserite in un computer per essere abbinati a testi sconclusionati e a volte assemblati in modo (apparentemente) del tutto casuale. Sarebbe davvero l’evoluzione della specie. Perché evolversi non vuol dire necessariamente diventare migliori. E’ un adattarsi alla realtà, per istinto di sopravvivenza. E se la realtà è qualcosa di mediocre, ci si evolve realizzando qualcosa di mediocre. Se davvero fosse così, Dolcenera sarebbe avanti anni luce… Scritta da Marco Annicchiarico Tracklist: * Il sole di domenica * Evoluzione della specie "uomo" * Viva * L'amore è un gioco * Nel regime delle belle apparenze * A un passo dalla felicità * Nel cuore e nella mente * Il tempo di pretendere * La preghiera di Virginia * I colori dell'arcobaleno * Dagli occhi di una donna * Come un’aquila (iTunes bonus track) PopOn consiglia l’ascolto di Il sole di domenica! Vai alla pagina di Dolcenera Vai alle altre Recensioni Condividi |
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Scritto da Marco Annicchiarico
Lunedì 04 Luglio 2011 00:00
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Commenti
Mi sembra un attacco personale, sinceramente...
Ancora non mi è chiaro se da me ti aspetti una risposta alle offese o una correzione agli errori grammaticali contenuti nel tuo "commento"...
In ogni caso, ci tengo a farti i complimenti per lo "stile"; immagino che Dolcenera sarà fiera di avere tra i suoi fan persone come te.
Buona musica,
Marco
Nostalgico abbastanza da citare ustmamò e andrea chimenti, incatenato all'idea ormai antica dell'alternative... ci avesse detto che influenze ha il disco di Doclenera che ho ascoltato propio dopo questa recensione e credo che sia un album pop accattivante e da seguire, se vogliamo lacairsi alel spalle l'antico romanticismo da 4 soldi della musica italia.... Ci sento dentro i phoenix e il theremin è dentro ilr egime delle belle appararenze, visto che Annicchiavico non sa distinguere gli strumenti. Sarà solo invidia da sfigato?
ah io suono il basso.... ascolta il basso dell'album prima di parlare e grazie per avermi fatto conoscere dolcenera
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