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Gost Records / Venus, 2011 Lanciamo un appello politico: dopo l’uscita di Io tra di noi, l’allegro-malinconico Giuseppe Peveri (per brevità chiamato Dente) potrebbe a buon diritto candidarsi a portavoce della Leva cantautorale degli anni Zero. Lo diciamo, ma in realtà non lo vorremmo. Poiché, nonostante l’Italia, sarebbe ormai tempo di fornire a lui e ai suoi (nostri) coetanei un presente finalmente più qualificato. Siamo ancora disposti a parlare di esordienti da tenere d’occhio, e se si, fino a quando? Contribuiremmo soltanto a innalzare quel piedistallo dal quale ormai gli stanchi mostri sacri implorano di poter scendere. Guardiamoli in faccia, allora, questi anni Zero. Oppure, incapaci di farlo noi, affidiamoci alla forza narrativa di album come quello di Dente. Coi suoi dodici brani musicalmente sinceri, geneticamente popolari, lievemente patinati in superficie. Un tocco d’artista ormai maturo. A tratti un po' risaputo, sì, ma con stile: come a dire un’avanguardia un po’ retrò. Un disco rivolto con sguardo limpido alle situazioni di ogni giorno, agli amori prima di tutto, come si confà a un cantautore di mestiere, con in più quell’allegria in punta di piedi che ha già fatto il successo di L’amore non è bello. Ecco, oggi, pochi anni dopo, Dente è davvero adulto. Lo si nota nel senso vago e spensierato di canzoni come La settimana enigmatica o in Piccolo destino ridicolo, che affrescano il nostro tempo con frasi apparentemente banali come questa: “Più che il destino / è stata l’adsl che vi ha unito”. Ed è qui che il paragone con il passato davvero non regge più. Ci sentiremmo più sicuri a resuscitare i carretti di gelati, l’acqua verde e noi, le corse in riva al fiume? Il disegno proposto da Dente è molto più ambizioso: una poesia esatta del qui e ora, raccontata alla perfezione nei versi di Io si, Rette parallele o Giudizio universatile, in cui i turbamenti amorosi hanno termini nuovi e virtuali ma profondità condivise e autentiche. Quelle più adatte a colorare il grigio anonimo dei nostri tempi. Dando un senso al quotidiano, come fanno e da sempre i cantautori, e prima di loro i poeti. Da Varese a quel paese, date retta a noi, cent’anni fa l’avrebbe scritta Gozzano. Scritta da Simone Arminio Tracklist: * Due volte niente * Piccolo destino ridicolo * Saldati * Casa tua * Cuore di pietra * Giudizio universatile * Io sì * Puntino sulla i * La settimana enigmatica * Pensiero associativo * Rette parallele PopOn consiglia l'ascolto di Giudizio universatile! Vai alla pagina di Dente Vai alle altre Recensioni Condividi |

